Vaccini, meme, guelfi e ghibellini

Editoriale a cura di Amedeo Faino


Capita d’ospitare due amici, una sera di fine estate.

Suona il campanello, apri e loro dritti a frugare nel frigorifero, come i lanzichenecchi.

Una sigaretta vista Castello di Casalgrande, due ovvietà su Ribery alla Salernitana, qualche meme sul Ministro degli Esteri e pronti che uno dei due dice: “Facciamo un giro, andiamo in quel posto, così bello e grande”.

Andiamo pure, dico io, sempre il primo quando c’è da partire.

Prenotato via App arriva la conferma col messaggio che contiene il numero del tavolo, la mappa del locale e tutte le indicazioni sulle norme vigenti.

Arrivati nel parcheggio, seguiamo rigidi le indicazioni sul pavimento, all’aperto, tipo campeggio, tra una tenda e qualche riparo di fortuna, troviamo i fuori casta: stanno fuori, i più spavaldi mostrano fieri la pelle d’oca, ti guardano con sospetto e tutta questa situazione mi mette a disagio, volano pensieri fatti a rinforzare queste barriere insostenibili, oramai siamo tutti esausti.

Arrivati sulla porta ci mettiamo la mascherina, che serve solo per raggiungere il tavolo, poi si è liberi di stare a viso scoperto. All’ingresso uno scanner mi chiede il Green Pass, le indicazioni mi mostrano il tavolo già assegnato. Sono arrivato e non ho ancora incontrato nessuno se non l’astio della ragazza mora che infreddolita cenava fuori.

Una birra coi due amici, i manipoli d’umani sono così distanti che torna difficile anche valutare la scollatura della ragazza al tavolo più vicino. Il bancone è deserto, campo minato, l’area fumatori è zona destinata agli ultras del No Vax.

Non è diverso da casa mia, il potere della casualità è stritolato dagli elastici delle FFP2, la socialità è ridotta ad una chat di gruppo.

Torniamo a casa, dove il frigo resta la prima tappa ed il terrazzo vista Castello di Casalgrande l’arrivo, il traguardo. Segue altra carrellata di meme dedicati al caro ministro.

Siamo sopravvissuti alla Peste, ma chissà se saremo abbastanza forti da sopravvivere a questa socialità oramai defunta. Morta in pochi click.

Devastante la divisione netta tra chi si vaccina e chi no: e chi non può vaccinarsi? Per allergie, per patologie pregresse? A queste persone l’imbarazzo di doversi spiegare al cameriere di turno che, tutto cerca, tranne che le giustificazioni. Allora si ricorre ai tamponi, ai permessi di quarantotto ore e a questo documento che va esibito, così da definire subito se si è guelfi o ghibellini. Ed io che volevo solo una Weiss.