Una scuola affettuosa. Pietro, studente di Modena, scrive al Ministro dell’Istruzione

Didattica a distanza, arretratezza digitale, improvvisazione e isolamento ad oltranza. Riceviamo e pubblichiamo, con grande piacere, la lettera che Pietro (studente di Modena) ha spedito al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, subentrato alla ministra Azzolina col Governo Draghi


Gentilissimo signor Ministro, Innanzitutto mi presento, mi chiamo Pietro Zagagnoni e sono uno studente di una prima liceo scientifico di Modena. Ho ascoltato la sua intervista su Rai 3, e ci sono alcuni punti che vorrei chiarire. Per prima cosa il concetto di "Scuola Affettuosa". Nei miei precedenti anni di carriera scolastica ne ho sentiti di aggettivi per descrivere una scuola ideale: inclusiva, aperta, accogliente; ma, se lo lasci dire, credo che Affettuosa sia uno di quelli che non mi sarei mai potuto aspettare. Non ho compreso precisamente il concetto che vi è dietro, perchè non capisco come si possa associare questa parola che secondo l'enciclopedia Treccani vuol dire: affettüóso agg. [dal lat. tardo affectuosus, der. di affectus -us «affetto»]. – Che prova e dimostra affetto Alla scuola, che è a tutti gli effetti un'istituzione, e che non deve dimostrarci amore, ma educare includendoci e nel possibile mettendoci a nostro agio. Il secondo punto che non mi è chiaro è quello degli esami. Parto col dirle che mi ha fatto piacere sentire che il mio lavoro, la mia tesina per concludere la terza media, è stata una tesina raffazzonata e che quest'anno invece sarà un vero e proprio lavoro, da preparare in 40 giorni. Bene, le comunico che per completare il mio elaborato ho dovuto lavorare un mese circa, che magari non sono 40 giorni, ma le assicuro che l'ultima definizione che darei a quello che ho fatto è "raffazzonato". Nel caso le interessasse le allego in Word la mia tesina scritta, e in Power Point le slide e la presentazione che ho usato per esporla. Mi perdoni se mi sto soffermando troppo su singole parole, ma generalmente si tende a prestare attenzione ai minimi dettagli di un discorso, soprattutto se è una figura istituzionale e importante a pronunciarlo all'interno di una trasmissione televisiva. Sempre riguardante gli esami, mi è poco chiaro perchè le valutazioni precedenti la pandemia non fossero effettivamente esami di maturità, perchè erano esami complicati, forse tenevano troppo conto dei contenuti e poco all'espressione di una propria autonomia? Non lo so, ma mi sembra che fossero anche quelle prove che testimoniavano la preparazione di un individuo. Come ultimo argomento, poi le prometto che non mi dilungherò oltre, vorrei schiarirmi le idee sulla D. A. D. Sono assolutamente d'accordo con lei sul fatto che le scuole non abbiano perso tempo da settembre, perchè io non ho saltato neanche un'ora dall'inizio di quest'anno, ma di questo argomento mi è rimasta impressa un'altra cosa: il fatto che i docenti stiano insegnando a noi giovani i valori e il giudizio dei mezzi tecnologici. Probabilmente concorderà anche lei che quando si tratta di una generazione che sin dalla tenera età è esposta ad internet, il valore del controllo e del contegno online ci sia stato insegnato, ben prima di questa pandemia. Sicuramente la dad sta mettendo alla prova la nostra maturità nel seguire le lezioni ed essere puntuali nelle consegne, ma non sono valori legati ai mezzi tecnologici in quanto queste sono cose che in una scuola in presenza sarebbero date per scontate. Ci tengo inoltre a specificare che quelli espressi sono miei pareri personali. Detto questo la ringrazio del suo tempo se avrà letto questa e-mail. Cordiali saluti, Pietro Zagagnoni




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