Turismo ieri e oggi: tra nuove mete a km 0 e Booking

Le inchieste al Liceo - Un viaggio nel turismo: come evolverà questo settore dopo il Covid? Il turismo di prossimità come ancora di salvezza


A cura di Roberta Leoni, Alice Pelloni e Eleonora Vicino (IV^ Liceo Scientifico Statale "Wiligelmo" di Modena)



È noto quanto, negli ultimi anni, il settore turistico abbia subito un forte incremento, fino a diventare una delle maggiori categorie di guadagno. Proprio perché ci offre la possibilità di scambi culturali a livello globale, è possibile analizzarne diversi aspetti.



Viaggiare nei limiti


Secondo la Banca d’Italia, in base ai dati ricavati dalle indagini ISTAT del 2015, ovvero gli ultimi disponibili, pubblicati dal Conto Satellite del Turismo (CST), le attività turistiche del paese hanno prodotto un valore di 88 miliardi euro, nonché il 5,9% del totale (percentuale che arriva a 13, se si considerano anche attività legate al turismo in modo indiretto). Inoltre, per quanto riguarda i dati di occupazione, questo settore contribuisce per oltre il 6%.

Tuttavia, nell’ultimo anno, per ovvie ragioni, i viaggi sono stati sottoposti a forti limitazioni, soprattutto per quanto riguarda le lunghe distanze e il superamento dei confini nazionali. Questo ha certamente costituito una forte pericolo per il settore, il quale è riuscito ad aggrapparsi ad un’ancora di salvezza: il turismo di prossimità. È un tipo di turismo che ambisce alla riscoperta dei luoghi limitrofi al visitatore stesso, il quale ritrova la bellezza di zone poco conosciute, la cui potenzialità è però elevata.

Questa tipologia di vacanza si era sviluppata soprattutto durante gli anni ‘50 e ’60, in quanto consentiva a più categorie, non solo ai pochi più abbienti, di concedersi una pausa dalla quotidianità.

Con l’arrivo della pandemia, ognuno di noi è però stato costretto a rinunciare alla “fuga” dalla routine (che negli ultimi anni tendeva a raggiungere luoghi sempre più lontani e diversi dall’ambiente familiare), dovendo spesso mantenersi entro i propri confini, perlopiù quelli regionali. Di conseguenza siamo stati indirizzati verso nuove mete, molto più vicine delle precedenti, ma totalmente sottovalutate; ovvero i borghi tipici dei cosiddetti “paesini” italiani, circoscritti ma assolutamente caratteristici e spettacolari.


È quindi fortemente probabile che questa tipologia di turismo subisca un forte incremento nel futuro prossimo (in particolare nell’estate 2021).

Il fenomeno potrebbe poi avere riscontri anche in periodi di tempo più ampi, dal momento che nuovi luoghi, molto apprezzati, sono stati scoperti ed è nato un nuovo modo di andare in vacanza.

Modalità che, oltre a favorire la piccola impresa, costituisce forti vantaggi anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

Il suo destino dipende, quindi, da noi e dalla nostra capacità di ricordare la bellezza di ciò che ci sembrava banale. Saremo in grado di farlo?


Roberta Leoni





Viaggiare nel tempo


Il fenomeno del turismo ha avuto un grande sviluppo negli ultimi decenni, soprattutto grazie allo sviluppo economico e alla globalizzazione. In passato soltanto una piccola minoranza di persone poteva permettersi di lasciare la routine quotidiana per visitare luoghi più o meno lontani. Negli anni 70 le famiglie più benestanti raggiungevano luoghi di villeggiatura e le destinazioni preferite erano il mare (72%), le città d’arte (16,4%) e la montagna (11,4%).

Con l’arrivo degli anni 90 il turismo è diventato un bene irrinunciabile per le persone ed è stato definito “turismo di massa a livello globale”. L’Europa in quel decennio era la meta preferita in tutto il mondo e in particolare l’Italia era il quarto paese più visitato.

Nel primo ventennio degli anni 2000 il turismo è diventato parte integrante della vita di tutti cittadini del mondo. Le destinazioni non si limitano più solo al nostro continente, infatti uno studio dell’ UNWTO del 2017 ha riportato che nonostante l’Europa sia ancora la prima destinazione al mondo anche Asia minore, America, Africa sono mete desiderate.


Nel 2020 il turismo è stato fortemente influenzato dalla pandemia ancora in corso. I turisti, italiani e stranieri, sono calati in Italia del 49% rispetto al 2019. Durante l’estate 2020 il 41% degli italiani non ho potuto permettersi una vacanza, mentre il restante 59% ha trascorso un periodo di vacanza, la quale nel 97% dei casi è stata trascorsa in Italia (soprattutto in Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia). Inoltre, nell’agosto 2020 molti italiani hanno preferito località meno consuete e affollate, per esempio agriturismi in montagna, rinunciando così alle tipiche vacanze in località balneari. I turisti stranieri in Italia erano principalmente tedeschi, con una piccola minoranza di svizzeri, austriaci, francesi. Anche il turismo invernale della stagione 2020/ 2021 è stato compromesso a causa della mancata apertura degli impianti sciistici, principale attrazione della montagna.


Per quanto riguarda il futuro molte persone hanno il grande desiderio di tornare a viaggiare il prima possibile, per recuperare il tempo trascorso in casa; perciò si prevede che il turismo, una volta terminata la pandemia, avrà un forte incremento.

Molti italiani in seguito all’inizio delle vaccinazioni hanno già cercato voli per le prossime vacanze; le mete preferite sono Londra, Parigi e New York. Al primo posto la città di Dubai che nel 2021 sarà sede dell’Expo.


Alice Pelloni




Ritornare a viaggiare


Con l’arrivo del Coronavirus e le conseguenti restrizioni si è andati incontro ad una discesa delle prenotazioni dei viaggi. Secondo l’Istat solo in Italia nei primi tre trimestri del 2020 sono diminuiti drasticamente i viaggi svolti per motivi di lavoro (-59%) e, in misura minore ma comunque ampia, quelli per vacanze (-23%). Alcuni esperti stimano una ripresa durante il periodo primaverile con l’arrivo del vaccino e un ritorno quasi totale del traffico aereo, pari a quello degli anni scorsi, nel 2024.

La paura del virus si fa ancora sentire e lo si può notare dal fatto che solo il 30% di persone si dichiarano pronte a ritornare in aereo e un 5% pensa a viaggi intercontinentali. Le preferenze dei viaggiatori sono cambiate, hanno messo da parte le mete folli e lontane per scegliere vacanze in prossimità. Si promuove così l’under-tourism, ovvero la ricerca di luoghi meno conosciuti molto spesso immersi nella natura e poco frequentati per garantire un’organizzazione senza stress, più economica e lontana dalla preoccupazione dell’affollamento.

I siti di prenotazione se desiderano un ritorno alla normalità nel più breve tempo possibile devono assicurare ai propri clienti delle opzioni vantaggiose. Si è infatti notato che i viaggiatori stanno andando alla ricerca in primo luogo della sicurezza, quindi mezzi di trasporto e alloggi puliti e disinfettati ma anche a viaggi last minute dettati dalle rapide variazioni delle aperture fra regioni e stati. L’avvento del Covid ha sottolineato l’importanza delle coperture assicurative che avranno un ruolo fondamentale nell’organizzazione del viaggio per quanto riguarda assistenza medica, cambio e rimborso dei voli. Per un po’ di tempo si dovrà dire addio ai pacchetti turistici standard perché da ora il viaggio sarà costruito su misura del consumatore garantendone un maggiore controllo. Per finire, in seguito alla crisi derivata dal virus si va alla ricerca di prezzi vantaggiosi ma soprattutto accessibili a tutti.


Eleonora Vicino



Intervista a Erika Farina, cooperativa "I Briganti Di Cerreto"


Ci puoi descrivere la tua attività e come è nata?

La cooperativa nasce nel 2003 con lo scopo di creare posti di occupazione per il borgo di Cerreto Alpi, abitato da 50 persone, grazie a undici soci fondatori, con un solo dipendente a tempo indeterminato. Oggi i dipendenti sono otto.


Come, in base alla tua esperienza, è cambiata la tua attività con il Covid?

La cooperativa è principalmente forestale, quindi si occupa soprattutto di lavori nei boschi, I quali non hanno risentito troppo della pandemia. Tuttavia, l’aspetto turistico è stato duramente colpito: il rifugio, avendo 30 posti a sedere e quindi non abbastanza spazio a disposizione per potersi adeguare alle normative vigenti, è chiuso da febbraio 2020. Gli alloggi, che nascono da due stalle e un mulino recuperati, sono tutti costituiti da camerate multiple e un uso comune della cucina. Di conseguenza sarebbe molto difficile riuscire a utilizzarli seguendo le limitazioni.

In conclusione, le mansioni principali della nostra cooperativa possono essere svolte dai nostri lavoratori, anche se con qualche difficoltà in più; ma la totale mancanza di entrate da parte del rifugio e degli alloggi ha comunque costituito una perdita non indifferente.


Solitamente da dove vengono i clienti?

I clienti provengono generalmente dalla nostra regione o da quelle limitrofe, come Toscana e Lombardia. Non ci sono clienti provenienti dall’estero.



Raccontaci una tipica giornata di lavoro.

Siamo un gruppo di otto lavoratori, di cui io sono l’unica donna. Personalmente mi occupo dell’aspetto più burocratico del lavoro, come buste paga, preventivi e, quando era e tornerà ad essere possibile ospitare clienti, della loro accoglienza. Seguo quindi la parte turistico-commerciale della cooperativa. Il mio ufficio è a Cerreto, ma ho tranquillamente la possibilità di lavorare in smart-working.

I miei colleghi, invece, partono dalla nostra sede a Cerreto Alpi dove si trovano tutti i nostri mezzi e attrezzi per il lavoro nei boschi. Si occupano quindi principalmente di manutenzione al territorio e, di conseguenza, le loro mansioni variano di giorno in giorno a seconda delle necessità.


Puoi farci una previsione a lungo termine sul turismo di prossimità?

Oggi, con una pandemia in corso, è molto difficile. Sicuramente però, il nostro Appennino è stato riscoperto e apprezzato anche da chi non lo conosceva. Sono fiduciosa che in estate, se le circostanze lo permetteranno, ci saranno molte richieste in quanto la nostra zona in quel periodo è molto più vivibile della città.


Ti ritieni soddisfatta di ciò che hai realizzato?

Assolutamente sì. Considerando che il mio obiettivo, e quello dei miei colleghi, era di non andare via dal paese in cui siamo nati. E ci siamo riusciti, creando inoltre posti di lavoro, lavorando per il nostro paese e riuscendo a guadagnare uno stipendio più che dignitoso. Sono nati anche dei bambini, in un paese popolato principalmente da anziani, cosa che per noi costituisce un grande segnale positivo. Siamo quindi molto soddisfatti di ciò che abbiamo fatto.



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