Social network: vantaggi e svantaggi di un mondo sempre connesso

Le inchieste al Liceo - Cookie, profilazione, privacy e bolle cognitive: tutto quello che c'è da sapere sulle informazioni che raccolgono le piattaforme di condivisione


A cura di Matteo Ramon Carraturo, Riccardo Luppi, Alice Zini (IV^ Liceo Scientifico Statale "Wiligelmo" di Modena)


Nell’era dei Social Network l’attenzione che la comunità riserva alla privacy sta cambiando.

La presenza online è parte integrante della vita quotidiana ormai di tutti ma la continua condivisione di informazioni può sfociare in situazioni spiacevoli ed incontrollabili.

Al momento della condivisione di un contenuto, quale foto o commento le informazioni si diffondono in maniera immediata e la rimozione totale è spesso impossibile perché internet non dimentica.


Social Network: vantaggi e svantaggi di un mondo sempre connesso


In questo odierno mondo iper-connesso i social network sono sicuramente le piattaforme di interscambio più utilizzate. Oltre ad avere una buona conoscenza del loro utilizzo è importante interrogarsi sui rischi e vantaggi connessi ad esse.

Che cosa sono i social network? Quali sono rischi e vantaggi?

I social network sono piattaforme digitali, tipicamente gratuite, che creano connessioni fra i propri iscritti. Il loro scopo è quello di facilitare la comunicazione, consentendo la condivisione veloce di contenuti digitali. In questo caso le interazioni fra persone saranno dirette ed immediate.

Esistono svariati motivi per cui le persone usano il social: quali un'elevata possibilità comunicativa, che comprende il contatto con persone, realtà e culture diverse; riuscire a svagarsi e scambiare opinioni e domande con tutti su qualsiasi argomento, la completa libertà sulla condivisione di informazioni, inoltre i social sono un ottimo modo per trovare lavoro o per pubblicizzare la propria attività infatti negli ultimi anni sono sempre più numerose quelle aziende che usano social network per darsi un grande slancio nel business.

Ma come per ogni cosa che comporta vantaggi purtroppo comporta anche dei rischi.

Per esempio, la possibile dipendenza da social, quindi l'ammontare di ore che ci si passa e come diretta conseguenza la perdita della cognizione del tempo. Il cybermobbing e lo stalking: sono corrispettivi digitali di problemi reali. Questi si manifestano solitamente con minacce di violenza, maldicenze ed insulti o pubblicazioni di contenuti intimi. La miglior strategia per proteggersi sarebbe rendere pubblici meno dati personali possibili. Inoltre, l’utilizzo sbagliato e sofferto dei social può creare casi di solitudine, ansia, problemi di autostima e depressione oltre ad alcuni problemi fisici dovuti all'esposizione alle luci blu come bruciore agli occhi, mal di schiena e insonnia. Quindi i social possono essere davvero un ottimo strumento ma solo se usato con moderazione e consapevolezza.


Matteo Ramon Carraturo




Cookie e profilazione

Sapete cosa sono i cookie? La risposta sembra scontata ma non hanno nulla a che vedere con i biscotti. Sono file di informazioni che i siti web memorizzano sul computer dell'utente di Internet durante la navigazione con lo scopo di identificare chi ha già visitato il sito in precedenza. In Europa i cookie sono regolamentati per legge e ogni sito che li utilizza ci informa tramite messaggio scritto. Noi potremo accettarli oppure leggere più informazioni a riguardo. Sta a noi scegliere, perciò è importante evitare l’errore più comune di tutti ovvero accettare tutto a prescindere.

I cookie hanno differenti utilizzi: sono utili per permettere un sito web a capire se è la prima volta che accediamo, per generare offerte istantanee, notizie o previsioni meteo in base alla nostra posizione, aiutare a modificare il layout di una pagina in base alle nostre preferenze o a cambiare la visualizzazione di una pagina se in passato l’abbiamo già vista. Altre tipologie di cookie svolgono compiti più avanzati come controllare quanto tempo spendiamo in una determinata pagina, su quali link clicchiamo o su quali elementi ci soffermiamo di più su un e-commerce. Per questo se torniamo dopo giorni su un negozio online tra i “forse potrebbero interessarti” ritroveremo prodotti uguali o simili a quelli già visti.



I cookie aumentano la nostra esperienza di utenti durante la navigazione in Internet ma allo stesso tempo raccolgono tante, forse troppe, informazioni su di noi ledendo la nostra privacy. Ne esistono un numero talmente elevato sparsi per i vari siti Internet che non è chiaro capire in maniera precisa quali dati personali vengono registrati su ogni pagina. Anche se questi si possono monitorare andando su Google Chrome e cliccando sull’icona a forma di “i” alla sinistra della barra URL per vedere quali cookie sono attivi in quel momento sul nostro browser. Il problema principale sono i cookie non relativi esclusivamente ai siti visitati ma che ci “seguono” continuamente per fornire un pacchetto diannunci mirati in base alla nostra navigazione, spesso senza nessuna autorizzazione esplicita da parte dell’utente. Questo è il principio della profilazione che nel marketing è l'elaborazione dei dati relativi a uno o più o utenti, allo scopo di suddividerli in gruppi omogenei in base a gusti, interessi e comportamenti. Come, ad esempio, è capitato al nostro professore che cercando su safari un paiolo elettrico per polenta per un mese è stato sommerso di annunci.

Per recuperare il controllo delle nostre informazioni il nostro browser ci permette di cancellare o bloccare i cookie. Su Chrome basta andare su Impostazioni Avanzate e poi su Impostazioni Contenuti, mentre su Safari invece basta accedere a Preferenze e quindi selezionare la voce Privato. Sempre in Safari c’è anche l’opzione “consenti solo i cookie per i siti che visito”. Si tratta di un piccolo gesto che però ci permetterà di evitare che una miriade di aziende spii i nostri interessi e le nostre ricerche online. I cookie però sono in continua evoluzione, il consiglio quindi è quello di stare al passo con i tempi e monitorare i compiti che questi svolgono sulla nostra navigazione e bloccarli quando necessario, per proteggere la nostra privacy.


Riccardo Luppi


Bolle cognitive


Nel momento in cui cerchiamo in rete informazioni su un bene da acquistare, un'automobile ad esempio, diamo istruzioni a un software di inviarci pubblicità di automobili. ci invieranno tipi di automobili compatibili con gli altri nostri dati pubblici in rete: età, solvibilità, fino ai tipi di vacanze o interessi.

Un algoritmo guiderà ció che vedremo in rete, le informazioni suggerite, i contatti sociali consigliati, in breve la nostra percezione del mondo.

Così facendo, grazie ad algoritmi, si crea una sorta di bolla di informazioni e proposte selezionate per piacerci, plasmate a somiglianza di ciò a cui ci interessiamo solitamente.

Ciò porterà alla creazione di parentesi conoscitive in cui ci si troverà quindi tra le proposte sempre più persone o piattaforme che sostengono le nostre idee, impedendo o comunque limitando l’interazione tra diversi ambienti di pensiero.

Gli algoritmi che aiutano chi naviga a filtrare e selezionare i contenuti sui social, così come le pagine più rilevanti su Google, si allineano ai nostri gusti.

Semplificando, possiamo definire un algoritmo come una serie di passi, codificati, il cui scopo è risolvere un problema.

Questa logica comporta due importanti rischi secondo Alessandro Chessa, Data Scientist e amministratore delegato Linkalab, centro studi sui big data.



Da una parte è limitante, “perché a ben pensarci le cose importanti e creative che capitano nelle attività umane sono legate all’andare fuori dai binari, dagli schemi, come le grandi intuizioni imprenditoriali insegnano”. E dall’altra, ancor più rilevante” questo meccanismo autoreferenziale amplifica le nostre preferenze e ci fa cadere nelle cosiddette Echo Chambers, che sono il brodo di coltura perfetto per la diffusione delle fake-news”.

“Echo Chambers”, letteralmente “camere dell’eco” o per meglio dire “casse di risonanza”, è un termine che identifica una trasmissione ripetuta di uno stesso messaggio in un ambito chiuso al punto che un’interpretazione discorde non trova possibilità di espressione.

Le persone tendono a cercare conferma sulle presunte verità in cui credono in partenza.

“Sui grandi numeri però si tende a perdere il controllo. Facebook è in difficoltà su questo lato. Ha problemi di credibilità anche se questa tecnologia funziona alla perfezione per la pubblicità. Ci si deve porre il problema etico a tutti i livelli” spiega Chessa.

trovarsi in una bolla cognitiva, caratterizzata dalla limitata varietà delle posizioni, tende a creare un falso senso di familiarità, di sicurezza e una fiducia riposta piú nel contesto che nelle persone, con un transfer di fiducia dalla bolla ai suoi partecipanti. in questo modo si tende a condividere informazioni sensibili in modo imprudente e a lasciare che i software traccino le nostre vite: la posizione, i gusti, le opinioni, i dati riservati.


Alice Zini

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