Perché agli impeccabili preferisco i tifosi del Rayo Vallecano

Editoriale a cura di Amedeo Faino


Compagni, vescovi, personaggi austeri, militanti severi, gente di mare e di montagna, ubriaconi, fannulloni, ladri, ingegneri, vignettisti, attivisti passivi, brigadieri, brigatisti e profughi d’occidente: non temo nessuno, gli unici a spaventarmi sono gli impeccabili, quelli che non sudano mai, quelli che hanno sempre quel profumo fresco, di rose e di brezza marina, quelli che votano il partito che vince, che tifano la squadra che si qualifica, che arrivano in India senza passare dalle Americhe. Avete presente? Sono dei robot col battito cardiaco, macchine infallibili che sanno perfettamente quando andare al gabinetto, che non fumano mai, che contano le calorie.

Chissà cosa nascondono, nelle loro notti più occulte.

Immaginatevi l’arte in una fauna d’esseri perfetti e inappuntabili, con il vecchio Hemingway impegnato a riordinare il cassetto dei calzini, per tonalità, piegati uno ad uno con estrema dedizione.

Pensate al calcio, al tifo de core e de curva, pensate ai sostenitori del Rayo Vallecano, eroi che ignorano l’impeccabilità ed il candore perfetto della camiseta blanca targata Real Madrid, sodali di una realtà minore ma dall’identità viscerale, ignorando perfino l’Atletico, scegliendo l’imperfetta terza scelta, a testa altissima, felici e tostissimi.

Gli impeccabili, quelli che non liberano mai una parola fuori posto e che non annoverano antipatie pubbliche, chiare, note a tutti. Stare sui coglioni a qualcuno è necessario, esigenza organica di chi riesce a dialogare con chiunque, senza escludere nessuno per parte presa in anticipo.

Abbiamo il diritto d’avere le occhiaie, d’uscire di casa senza fermarci davanti allo specchio, di sfoggiare una camicia stiracciata male, coi polsini usurati.

Siate imperfetti, a modo vostro, e diffidate di chi vive nella speranza di non fare emergere alcun difetto.