Ordini congelati e commesse annullate: la metalmeccanica emiliana trema


A rischio migliaia di posti di lavoro. Lettera aperta da parte di un gruppo di piccoli imprenditori della Via Emilia: “Possiamo davvero permetterci il lusso di chiudere tutto?”


“Fermarci sarebbe meglio per tutti, ma purtroppo è un lusso che non possiamo permetterci, la scelta non è delle più semplici, ma tra due settimane, tra due mesi, l’emergenza finirà e la gente si aspetterà di tornare al lavoro e noi, come sempre, dobbiamo fare trovare il capannone aperto, gli uffici in funzione, la produzione vivace e le commesse estere vive” così in una lettera un gruppo di imprenditori del modenese e del reggiano, imprenditori impegnati nel settore manifatturiero, capitani d’azienda di quelle tantissime e minuscole imprese che compongono la spina dorsale del nostro tessuto economico.

Una verità cruda, difficile da accettare, che trova giuste argomentazioni: “Tutti noi abbiamo ricevuto il congelamento di ordini importanti, l’annullamento di commesse da parte dei tedeschi, da parte degli olandesi. Temono l’eventuale fermo produttivo e scelgono di rescindere gli accordi per andare a cercare fornitori in Polonia, in Ucraina, in Romania… E noi? Come faremo a garantire la sopravvivenza delle aziende? La nostra non è cattiveria, non è cinismo. Siamo in ginocchio, rischiamo una situazione simile a quella che ha seguito il sisma, dove tutti smettevano di pagare e le aziende andavano a farsi benedire…”. L’incertezza per il domani, la sensazione che lo Stato sia ancora più distante: “Il ristorante riaprirà ed io tornerò in quel locale dove sono cliente da sempre, stessa cosa per l’ottico o per il bar vicino alla stazione. Tornerò in quei luoghi, come d’abitudine. Il problema sarà rimpiazzare il cliente di Stoccarda, il cliente di Hannover o quello di Rotterdam, commesse che rappresentano una grande parte del fatturato delle nostre piccole attività”.

La lettera continua spiegando nel dettaglio la situazione: “Tutti coloro che possono aiutarci a tenere in vita l’azienda da casa lavorano da remoto, ma noi stessi andiamo tutte le mattine in azienda, in sala di lavorazione, perché dobbiamo portare a termine gli ordini, perché dobbiamo resistere per il bene di tutti. Proprio per questo chiediamo una politica estera più forte, che faccia valere il nostro comparto produttivo, chiediamo maggiore chiarezza e maggiore trasparenza nelle comunicazioni in diretta tv, chiediamo una mano per poter tenere viva l’occupazione, perché i posti di lavoro vanno difesi”.

La lettera chiude così: “Oggi ci siamo attrezzati con mascherine e gel disinfettante, con operai che lavorano a grande distanza, in angoli diversi del capannone. Cosa ci aspettiamo per il domani? Noi piccoli imprenditori di provincia siamo tartassati di tasse, ogni giorno, ci auguriamo che questa marea di denaro venga speso anche a favore della sanità e della ricerca, affinché l’Italia si faccia trovare più forte in futuro”.

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