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Nonno Orazio aveva ragione: breve storia dell’azienda Meta di San Felice

Dentro l’impresa: una famiglia, il terremoto del 2012, la forza di volontà di Paolo, il testimone che passa ad Alessandro e ai suoi fratelli


A cura di Amedeo Faino


Nonno Orazio, da sempre agricoltore, l’aveva detto: “Con questo fazzoletto di terra, al giorno d’oggi, non si porta avanti una famiglia con 5 figli”. Una necessità che si trasforma in rivoluzione industriale:

“Meglio zappare del ferro invece di zappare la terra. Ventotto biolche, non sono nulla, sarebbe meglio avere una biolca di officina”.

Una pianura povera dove le grandi città erano lontane e le capitali industriali d’oggi erano ancora semplici villaggi artigiani che timidi s’affacciavano al mondo dell’industria, con la vanga e la stagione del fieno che ancora dettavano i tempi. Una biolca modenese sono circa 2800 metri, ma con l’avvento dell’era moderna occorreva molta più terra per poter vivere di agricoltura.


Non è stato semplice fare quello che i padri dell’Emilia hanno realizzato, per volontà d’animo, con nulla oltre l’ingegno di ciascuno.

Mirandola, San Felice, Villavara e non solo: questa è anche la storia di Sassuolo, Scandiano, Mancasale piuttosto che di Castelnovo Sotto e Correggio. Terre geniali che dal nulla hanno saputo aggrapparsi alla determinazione di un collettivo fuori dal comune, capaci di creare il più grande polo di piccole & medie imprese del pianeta terra; tra Parma e Imola troviamo mille di queste storie e noi vogliamo raccontarvene alcune.


Una di queste è la storia della Famiglia Preti e della Meta di San Felice.

Tutto inizia con la presa di posizione di Nonno Orazio: “Il nostro appezzamento è troppo piccolo, al giorno d’oggi servono grandi proprietà per sopravvivere, con trattori altrettanto grandi, mezzi con capacità di lavoro inimmaginabili fino a pochi anni fa, bisogna cambiare tutto e velocemente”.

L’Italia che corre e non si ferma e nonno Orazio instilla nel Dna dei propri figli l’alternativa che nessuno aveva preso in considerazione: fare impresa, diventare artigiani che lavorano il ferro, creare dal nulla, generazione dopo generazione, una solida azienda.


L’Emiliano non ama i grandi sprint in economia: preferisce la maratona, il passo continuo che mai rallenta e che sfianca chi insegue. Decennio dopo decennio l’azienda cresce e diventa quella che oggi conosciamo, ma tanta acqua è passata da quella prima officina artigiana tra Modena e Bologna, tra terremoti e tragedie che hanno messo a dura prova i nervi di Paolo, Matteo, Alessandro, Anna, Francesco e di tutti coloro che compongono questa straordinaria famiglia.

Una comunità che mai si è arresa.


Con questo articolo vogliamo mettere l’accento sull’emilianità del “fare impresa”, portando a galla una storia che vale molto di più che un semplice articolo su questo blog.

Nel 1996 l’esperienza della famiglia Preti è tale che occorre cambiare la prospettiva, al timone c’è Paolo e dall’unione delle forze nasce Meta, con una sala di lavorazione a Mirandola, per poi passare nel 1998 a San Felice. Con gli anni l’azienda cresce e si afferma anche nei rapporti continentali che portano i Preti a collaborare con multinazionali e realtà produttive di tutto il mondo facendosi apprezzare per la precisione e per l’estrema passione che funge da elemento differenziante per ogni lavorazione. Nel 2001 l’azienda si allarga e viene acquistata una nuova sede produttiva, gli anni passano e Meta si consolida dal punto di vista commerciale e sceglie di installare nuovi macchinari, investe in tecnologia. Tutto va per il meglio fino al 2012, quando l’orologio di Finale Emilia si spacca alle 3.36 di notte. A crollare è tutto, l’Emilia trema ma la mano al timone di Paolo resta ferma.


La produzione viene spostata all’aperto, tutti gli stipendi vengono pagati e la volontà di proseguire non viene a mancare. Il colpo è pesante: c’è da ricostruire ogni cosa.

“Spesso penso a quelle notti, a quanto era in gioco, a come la vita può cambiare” ci racconta Paolo mentre pranziamo al ristorante Papillon di San Felice, a due passi dall’azienda: “Avevamo speso tutto in automazioni e macchinari, ma non avevamo più un capannone dove mettere le attrezzature in arrivo. Non solo: come fai a mandare tutto all’aria quando tante persone lavorano con te? Tante famiglie, tanti padri di famiglia. Bisognava venirne fuori e ricostruire tutto, subito”.


Così è stato e così sempre sarà, perché l’Emiliano non è abituato a chiedere o a lamentarsi, preferisce darsi appuntamento laddove c’è bisogno di ricominciare, a testa alta e con l’idea che tutto deve andare avanti. Aiutati che Dio t’aiuta.

Passano gli anni e Paolo sente che è arrivato il momento di passare il timone ai figli, tutti molto legati all’azienda e all’insegnamento che nonno Orazio e papà Paolo dopo hanno saputo tramandare.

I fratelli che hanno scelto di restare in azienda sono quattro, ma bastano cinque minuti per individuare il nuovo amministratore delegato: al tavolo di famiglia tutti si voltano verso Alessandro, considerato il più adatto a posizionarsi al timone, con il papà vigile alla sua destra, desideroso di contribuire pur facendosi lentamente da parte.


“Tutti mi chiedono se ci sono state delle liti coi miei fratelli, se ci sono state delle discussioni. La verità è che siamo stati fortunati, ciascuno di noi ha trovato il suo ruolo naturale e ciascuno di noi è pronto a fare il massimo per l’azienda, per la famiglia e per le persone che lavorano insieme a noi” così Alessandro mentre ci mostra la sala di lavorazione, mentre saluta i fratelli che si occupano della parte produttiva e gestionale.


Dove può arrivare una famiglia così unita?

Forse è iniziato qualcosa d’ancora più grande, che farà storia. “Sono fortunato perché posso dedicarmi alla parte dirigenziale con serenità perché ho i miei fratelli che si occupano di tutto il resto, questa è la mia forza più grande e non smetterò mai di ringraziarli” una delle rare storie d’impresa dove il passaggio generazionale riesce senza grandi problemi, forse perché è stato gestito con la calma che occorre, con naturalezza e senza cadere in drammatiche emergenze: “Al mio fianco c’è papà, che mi aiuta ma che insiste affinché sia io a prendere le decisioni, a capire qual è la direzione. Negli anni ho compreso alcune sue scelte passate, scelte che si sono rivelate vincenti nel medio-lungo termine, spero di avere la stessa capacità, quel suo intuito che ci ha dato la possibilità di arrivare fin qui”.


Anna, Matteo, Alessandro, Paolo, Francesco, Chiara, Marco…

Quanto vorrei raccontarvi ciò che è stato e ciò che accadrà, chiaro che questa storia profuma di unicità in quanto eleva al massimo il concetto di “Gestione Famigliare”. L’eccezione negativa di questa formula è più nota di quella positiva, una sfumatura che è intrinseca all’esterofilia dell’italiano. Se questo Paese è grande è perché l’istituzione della Famiglia ha saputo calarsi perfettamente anche nel concetto d’impresa e proprio su questo è opportuno ragionare.



ASCOLTA IL PODCAST REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON PMI SERVIZI ASSOCIATI:






Alessandro Preti, Ad di Meta



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