Non tutti i virus si possono evitare con le mascherine


Daniel Rozenek, esperto in Cyber Security, fa chiarezza sullo Smartworking e sugli attacchi informatici durante la videoconferenza di Cdo


I virus sono perfidi, tramano nell’ombra, invisibili esserini che si espandono e contagiano. Come questo Covid-19 che sta dando a tutti parecchio filo da torcere. Le aziende costrette a chiudere le serrande, le persone restano in casa (si spera): nel mezzo di questo caos generato dal virus, molti lavoratori si sono attivati per attivare l’ormai noto smartworking con il loro pc personale oppure con il portatile aziendale. Ma sono sicuri che rimanendo comodi sui propri sofà siano completamente immuni da qualsiasi attacco virale? O meglio, cyber? Non esiste infatti ambiente d’attacco migliore di una crisi sanitaria a livello globale per i criminali informatici. “Durante questo periodo la richiesta di apertura di canali VPN è maggiore, ma questo ti obbliga poi a riporre la tua fiducia nella sicurezza dei pc personali dei dipendenti a casa” spiega Daniel Rozenek, esperto di sicurezza informatica e CEO di Tekapp Srl, l’azienda di Formigine specializzata nel settore, in occasione della videoconferenza di Compagnia delle Opere riguardante il tema sicurezza cyber tenutasi lo scorso venerdì mattina. “E’ importante saper distinguere tra smartworking e remoteworking: si tratta di due metodi di lavoro diversi, il primo implica una serie di programmi in Cloud mentre l’altro semplicemente presuppone che il personale possa accedere direttamente al computer della sua postazione in ufficio” Entrambe le modalità di lavoro richiedono tipologie di sicurezza diverse ma nessuna delle due è priva di rischi, specifica Rozenek, il quale aggiunge “Oggi esistono malware cosiddetti silenti, ossia che rimangono all’interno del device su cui lavoriamo senza essere riconosciuti dai comuni, e non più così sicuri, antivirus. Una volte reperito abbastanza materiale chiederanno il riscatto al proprietario o all’azienda minacciando di rendere pubblici i dati raccolti”. Un problema notevole, soprattutto se si pensa ai dati sensibili, presenza comune in tutte le aziende. “E’ necessario quindi non trascurare la sicurezza dei device con i quali i nostri dipendenti e noi stessi lavoriamo” conclude Daniel. Interviene successivamente Floriana Pratelli, imprenditrice che, come molti altri, è stata costretta ad attivarsi “da casa”: “Per quanto riguarda gli smartphone? Siamo ugualmente a rischio? Esistono soluzioni anche per questo?”. Rozenek prontamente risponde che “lo scenario in questo caso è leggermente diverso, se leggiamo la posta aziendale dal cellulare non mettiamo a rischio la rete aziendale, ma se gli stessi smartphone non hanno un sistema di protezione interno, il danno può comunque essere notevole”. Infine “Molti apprezzeranno questo cambiamento, non sappiamo come andrà a finire. Quello di cui siamo certi è che adesso le aziende chiudono a causa del virus Covid19, non vorremmo mai che nel prossimo futuro le aziende chiudessero a causa di un virus informatico” conclude.

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