Ludovica Braglia, quando il green e la sostenibilità incontrano l’Emilia

La giovane consulente aziendale che ha sfidato sfruttamento sociale e cambiamento climatico: “Stiamo lanciando una piattaforma online indipendente a cui poter accedere per seguire corsi di design sostenibile”


Non solo Greta Thunberg contro il fast-fashion, ma molte ragazze caparbie e competenti come Ludovica Braglia, la quale si dedica interamente ad aiutare le persone a capire la sostenibilità e fare scelte informate, in nome di un cambiamento nel sistema della moda.

"Anche l'industria della moda ha un impatto climatico notevole e nasconde molto spesso, dietro ad ogni capo, lo sfruttamento delle risorse e degli esseri umani", ci racconta Ludovica, giovane ragazza di Modena che ha saputo conciliare la sua passione con il rispetto per l'ambiente, occupandosi ad oggi di sviluppo economico e comunicazione nel campo della moda sostenibile.


Attualmente si parla spesso di questo nuovo approccio all’industria, visto che il consumatore è divenuto più attento e scrupoloso a ciò che compra e che indossa. Definire il termine "sostenibile" però non è semplice, tanto meno delineare quando un'impresa lo è per davvero. "La sostenibilità", ci spiega Ludovica "è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente e per un lungo periodo di tempo, il perdurare. Quindi, si può considerare sostenibile un’azienda che può esistere nel lungo periodo perché produce senza depredare (e dipendere da) risorse naturali limitate, consentendo così alle generazioni future di poter a loro volta beneficiare dei beni primari del nostro pianeta".

Affinché un'azienda si possa definire sostenibile, "è importante una riduzione dell’impatto ambientale nelle fasi produttive e un’attenzione sul consumo delle risorse naturali, nonché la presenza di giustizia e di uguaglianza nel trattamento dei dipendenti, bandendo ogni forma di

discriminazione. A livello pratico bisogna controllare tutti quei passaggi che vanno dalla selezione delle risorse al trasporto del prodotto finito."


Ed è quello che sostiene la start up WRAD focus Design, un’azienda che attraverso l’istruzione, l’innovazione e il design, cerca di educare sul vero costo della moda in termini di sfruttamento sociale, di risorse, e di impatto ambientale, di cui Ludovica è sustainable Business e fashion

Consultant. Nonostante però ad oggi si parli molto di sostenibilità, quando la giovane modenese ha deciso di formarsi sul tema, nel 2017, non vi era molto materiale. Così la sua formazione è partita da youtuber di tutto il mondo che iniziavano a parlare del problema al loro pubblico, attraverso canali social e web, ed è continuata in maniera indipendente grazie a quelle poche risorse affidabili sul tema (libri e reports); "da lì ho deciso di partecipare lo stesso anno, come volontaria, al Copenaghen Fashion Summit, uno dei più importanti eventi riguardo la moda sostenibile."


Ogni anno negli ultimi dieci anni le figure chiave del mondo della moda si sono riunite a questo festival per parlare di come la fashion industry possa davvero avere un futuro migliore.

Partecipando a quell'evento mondiale, Ludovica ha potuto informarsi e apprendere tematiche ancora troppo sconosciute e agli antipodi, fino ad arrivare a WRAD. Con Matteo, infatti, "uno dei fondatori del brand, stiamo lanciando una piattaforma online indipendente a cui poter accedere per seguire corsi di design sostenibile." Dopo un master in Marketing, la giovane ragazza di Modena sembra aver trovato la sua strada e non solo lavorativa: "Nel momento in cui comprendi quanto sia importante svolgere pratiche sane nel rispetto dell'ambiente e delle persone che ci circondano, questo diviene la tua filosofia di vita. Ogni volta che mangio, che cammino, che compro qualcosa, che vedo un rifiuto a terra, mi sento responsabile per le mie azioni. La sostenibilità fa parte in maniera intrinseca della mia vita, è un approccio a tutto tondo e non una lista di cose da fare."


Ma se per la vita quotidiana è più semplice avere un impatto positivo, dal punto di vista aziendale, i "grandi padroni del mondo", come li definisce Noam Chomsky, riusciranno a mettere in praticare pochi ma incisivi cambiamenti nella produzione? Solo nel campo della moda, ci racconta Ludovica, "i controlli sono quasi assenti. Sta alla volontà del brand accertarsi di ogni processo della filiera e assicurarsi che dalla scelta delle materie prime alla spedizione del prodotto finito si prenda in considerazione l’impatto ambientale e il rispetto per le risorse naturali e umane. Ci sono tantissimi casi di Greenwashing: aziende che progettano campagne pubblicitarie finalizzate a far apparire sostenibili i loro prodotti, quando in realtà non lo sono affatto, o in una minima percentuale." Perciò il consumatore deve divenire sempre più attento a ciò che compra, informandosi scrupolosamente per diventare responsabile delle proprie azioni in maniera attiva, perché come ci dice Ludovica, citando Marina Spadafora: "L'acquisto è un atto morale oltre che economico"



Fonte: Vanessa Piccinini