L’imprenditore Giaroli dalla Polonia: “In Italia non abbiamo la percezione di cosa sta accadendo”

Il titolare di Gamma Insonorizzazioni: “I polacchi si sono mobilitati per aiutare il popolo ucraino e noi invece facciamo fatica ad abbassare di mezzo grado il riscaldamento”


A cura di Amedeo Faino


VARSAVIA - Una guerra che in molti sentono lontani ma che annienta e distrugge la guancia destra dell’Europa, toccando il profondo di quella parte di continente che, con la Russia, si è sempre dovuta misurare. Quando parliamo di uomini e di storia occorre riflettere su una scala temporale più ampia, e le radici di questo scontro ci portano a fare i conti con una narrazione che non ha ancora trovato la pagina finale.


La nostra redazione ha raggiunto telefonicamente l’imprenditore Sergio Giaroli, titolare dell’azienda Gamma Insonorizzazioni, azienda che vanta legami molto profondi con quella parte dell’Europa. In questi giorni Giaroli si trova in Polonia, realtà industriale solida e vivace che si affida proprio alla nostra piccola e media impresa per progredire nello sviluppo. Questo è il racconto di Giaroli, la sua fotografia, ciò che ha visto e capito: “In Polonia la situazione è molto tesa: è come se le bombe cadessero a Varsavia e non a Kiev, molti polacchi hanno rapporti strettissimi con gli ucraini, inoltre la Polonia è diventata meta d’immigrazione contribuendo a rafforzare il legame con questo popolo” l’imprenditore di Parma ha continuato dicendo: “ Noi non abbiamo una percezione reale di ciò che sta accadendo, in Polonia ci sono due milioni di rifugiati e la gente si sta adoperando per accogliere e per salvare persone in fuga, donne e bambini con una piccola valigia al seguito e poco più”


Giaroli inoltre ci ha raccontato di ciò che accade per strada, di ciò che ha visto nei quartieri industriali e nelle città: “Sull’autobus ho conosciuto una anziana signora, veniva da Tbilisi e si era data appuntamento a Varsavia con due giovani nipoti ucraine: la donna, che ha lavorato in Italia, ha trovato ospitalità nel nostro Paese ed era intenta ad organizzare questo trasferimento, una storia molto commovente, fatta di disperazione e di speranza. Non è facile fuggire mentre sai di aver perso tutto”.


Non semplice nemmeno la situazione nei quartieri artigiani: “Ho visitato questa grande vetreria, con più di cento addetti, circa trenta ucraini si sono volontariamente licenziati da settimane e sono partiti per il fronte, lasciando una zona sicura per andare a combattere. Voi capite? Ciò che mi fa rabbia è che in Italia facciamo fatica ad abbassare di mezzo grado il riscaldamento, ci arrabbiamo per cose futili mentre a poche ore di automobile ci sono città distrutte e milioni di persone in fuga, tra morti e feriti. Nell’albergo dove pernotto abitualmente c’erano diverse rifugiate, con bambini e anziani al seguito, stessa cosa sul volo che porta a Bergamo, quasi interamente popolato da ucraini in fuga. Quello che vedo al mio ritorno da questi viaggi è la distanza e la superficialità delle persone, intente a fossilizzarsi sul nulla mentre a due ore di volo c’è l’inferno”.