L’allarme: il 41% delle ragazze si dichiara vittima di atti di bullismo o cyberbullismo

I dati presentati a Padova dalla Fondazione Foresta nell’ambito del progetto DigitPro si basano su duemila studenti tra i 18 e i 21 anni intervistati prima e dopo la pandemia. Il professor Foresta: “I maschi sono il nuovo sesso debole, sempre più soli e bullizzati mentre esplode l’uso di internet”. App di incontri usate dal 35% dei giovani

In una società sempre più digitalizzata, con genitori sempre più anziani (e spesso separati), con internet a fare la parte del maestro-genitore anche nella sfera sessuale, i giovani si sentono sempre più soli e meno preparati ad affrontare con serenità la propria crescita e le relazioni interpersonali. È questa la fotografia dei giovani nella società di oggi, che sarà presentata nell’ambito del convegno "Disagio giovanile e identità (in)consapevoli" che si tiene il 22 novembre dalle 18 alle 20, presso il centro culturale "San Gaetano". L’evento è organizzato dalla Fondazione del professor Carlo Foresta nell’ambito del progetto DigitPro. Tra gli ospiti del convegno, Sergio Giordani (sindaco di Padova), Andrea Colasio (assessore alla cultura), Francesco Cicconetti (transgender che racconterà la sua esperienza), Umberto Galimberti (filosofo che analizzerà il disagio giovanile), Marco Scarcelli (sociologo che spiegherà l'identità nei social network), Alessandra Simonelli (psicologa che parlerà del movimento dell'identità tra fluido e rigido). A moderare il dibattito la giornalista Daniela Boresi.

I dati, che si basano su studenti del Veneto, confrontano due periodi storici: quello prima e quello dopo il lock down. Prima del lock down la statistica si basava sull'anno scolastico 2018/2019, analizzate le risposte di 1.426 studenti di 19 istituti superiori dell'età compresa tra i 18 e i 21 anni (825 maschi e 601 femmine). Subito dopo il lock down, quest'anno la ricerca ha riguardato la stessa classe d'età; in tutto 1.930 studenti (1.123 maschi e 807 femmine). I cambiamenti tra i due periodi sono enormi. Dal punto di vista dell'orientamento sessuale, dopo il lock down "non si dichiarano completamente eterosessuali" il 15% dei maschi (prima erano il 10%) e il 29% delle donne (erano il 15%). Cresce anche chi si dichiara "fluido": tra i ragazzi ora sono uno su dieci (erano il 2%), tra le donne sono il 22% (contro il precedente 10%).

Orientamenti che forse sono collegabili ai cambi di atteggiamento e della propria routine quotidiana. Tre anni fa, il 22,3% degli intervistati passava più di tre ore al giorno on line; oggi sono la maggioranza, ossia il 55%. Boom di uso dei siti pornografici: una donna su dieci li usava tre anni fa, ora una su quattro. Tra i maschi, si sale dal 23% al 45%. Aumenta quindi l'autoerotismo che si avvale di internet. La frequenza quotidiana è passata dal 24% al 40% per i maschi e dal 3% al 10% per le femmine. Esplode anche l'utilizzo delle app per incontri: le donne passano dal 5% al 10% e gli uomini dal 15% al 35%. "La pandemia e il conseguente isolamento sociale hanno sicuramente avuto le loro conseguenze sulla popolazione giovanile", paradossalmente, i maschi sono diventati il sesso debole. Uno su quattro ha dichiarato di soffrire di solitudine, mentre nel 2018-2019 era solo uno su otto. Una su sei le ragazze che dichiarano di soffrire di solitudine, mentre tre anni fa era una su otto. La solitudine è pericolosa da tanti punti di vista: il 27% dei maschi e il 41% delle ragazze si dichiara vittima di atti di bullismo o cyberbullismo. E le conseguenze complessive sono preoccupanti, il senso complessivo di insoddisfazione aumenta. Tra le donne dall'8 all'11%, tra i ragazzi dal 10,5 al 28,5%. Dobbiamo dunque lavorare per invertire queste tendenze".

“Io vorrei lanciare un grido di allarme – afferma il professor Foresta - non possiamo far finta che non sia successo nulla nei nostri ragazzi dopo tanto tempo chiusi in casa, legati ad internet, bloccati nelle comunicazioni, qualcosa è scattato, ma un qualcosa che molte volte non dipende dai loro comportamenti ma da quelli indotti da ciò che vedevano. Questi numeri, queste informazioni vanno comunicate ai giovani, perché loro non hanno un’idea di insieme ma solo delle proprie esperienze. Oltre ai numeri però bisogna fornire un’interpretazione per aiutarli a non considerare il singolo caso come una ‘diversità’, una ‘patologia’, è necessario analizzare assieme le motivazioni che li hanno portati ad avere questo tipo di comportamento, e lavorare per creare un argine forte che li induca a discutere, a verificare gli elementi che hanno prodotto questa criticità e a trovare soluzioni insieme. Bisogna capire perché si è svegliato proprio ora questo modo di intendere la vita, perché attraverso la chiarezza possono nascere buoni propositi generali e quindi degli aiuti sostanziali”.


Fonte: Velvet Media