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Il PD bascula verso sinistra ed ora Conte non è più da solo: sarà decisivo il sud

Ieri erano tutti con Bonaccini, oggi sono tutti Ellyniani della prima ora e, come sempre, il carro del vincitore è grande quanto il debito pubblico.

Stefano Bonaccini: una persona pragmatica, molto emiliana, uno dei pochi del Partito Democratico in grado di parlare (e di farsi capire) dal mondo delle aziende e della piccola imprenditoria.

Il profilo giusto per parlare ai moderati, a chi guarda verso il centro.

Oggi la base del Partito Democratico ha scelto una figura emergente, che non ha l’esperienza e la squadra di lavoro del secondo classificato.

Come farà, questa giovane segretaria, a proteggersi dalle lotte interne? Chi sono gli alfieri di Elly?

Riuscirà a trovare gli argomenti giusti per fare breccia al sud, nelle capitali produttive, nei comuni dove ora non arriva nemmeno la fibra?

Il suo modello è “vendibile” anche fuori dal centro storico di Bologna?

La base ha scelto Elly ma l’Italia non è la base del PD.

Ora dovrà fare i conti con un paese profondamente cattolico, fortemente indebitato e con una avversaria con una base forte, con più esperienza. Arriva al centro della scena politica nel bel mezzo di una guerra porta a porta ed è già ambigua la sua posizione sulle forniture militari all’Ucraina, dove ha espresso una mezza verità preferendo parlare di temi certamente più dolci.

Cosa farà ora Bonaccini? Cambia la gerarchia, cambia tutto. Troppo ingombrante per fare il gregario.

Non esulta Giuseppe Conte: il balzo del PD verso sinistra e non verso il centro minaccia l’avvocato pugliese che tanto sperava di navigare da solo in quel mare di voti.

La battaglia si deciderà al sud, laddove Conte può contare sulla folta attività svolta dal movimento cinque stelle e dalla fine di grandi monarchie regionali che oramai stanno per giungere al termine.


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