I rischi dell'abisso digitale: da Tik Tok al revenge porn

Le inchieste al Liceo - L’inizio dell’era digitale è databile intorno agli anni 2000, momento in cui l’uomo è entrato in simbiosi con il web. Cosa si nasconde dietro a questo grande colosso, a questo strumento analogico che abbiamo nelle mani?


A cura di Sara Biba, Gaia Gasparini e Sofia Varini (IV^ Liceo Scientifico Stalate "Wiligelmo" di Modena)


Come in un palcoscenico si apre una realtà completamente ignota, segreta e insidiosa che stupisce nelle sue indesiderate conseguenze emotive, sociali, finanziarie e giudiziarie, accompagnate dalla divulgazione dei dati personali. Con il passare degli anni la realtà analogica diventa sempre più protagonista e lo spessore del cambiamento è così importante che se si sceglie di vivere al di fuori del digitale difficilmente si riesce a comprendere il mondo, il rapporto con le nuove generazioni si allenta creando un distacco epocale. Non ci sono dubbi che l’era in cui viviamo stia comportando anche una rivoluzione neurologica, con conseguenze positive e negative.


Revenge Porn: la minaccia dietro un click


Il revenge-porn è una pratica messa in atto da ex fidanzati o ex fidanzate per vendicarsi contro il partner. Si tratta di materiale pornografico, come foto o video hard, pubblicato senza consenso con lo scopo di mettere in ridicolo e ferire l'integrità morale della persona. Nel 90% dei casi la vittima di revenge-porn è una donna. Il codice penale italiano non considerava il revenge-porn come un reato fino a luglio 2019, momento in cui il Parlamento italiano passò la legge n.69, che è stata chiamata "codice rosso", allo scopo di tutelare coloro che sono stati vittima di questo tipo di violenza. Ci sono migliaia di esempi riguardo questo argomento perché, purtroppo, è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi. Una delle notizie più recenti riguarda Telegram, app di messaggistica in cui pochi mesi fa erano presenti circa 80 gruppi in cui avveniva un enorme scambio di foto e video con contenuti pornografici di ragazze che li avevano inviati a persone apparentemente “fidate” ma che poi sono stati condivisi a loro volta su questa piattaforma. La stima che è stata fatta è di 2.223.336 utenti che hanno visto, e magari inviato ad altri amici, queste tipologie di contenuti. Ciò che rende la situazione ancora più grave è che sono stati resi noti alcuni nomi delle vittime. Inoltre l’American Psychological Association , l’anno scorso, ha pubblicato uno studio secondo il quale le vittime di pornografia non consensuale sono il 10% della popolazione, di cui la maggior parte minorenni. Non sempre è scontato riconoscere chi è davvero la vittima e chi il colpevole. A Torino, infatti, una giovane maestra d’asilo è stata licenziata dalla preside perché erano state diffuse delle sue immagini hard dall’ex fidanzato senza il suo consenso ma che avrebbero potuto screditare la scuola. È stato ritrovato un audio in cui la preside chiede alle colleghe di trovare un pretesto per poter licenziare la donna, la cui sola colpa è stata essere vittima di revenge-porn. Nel corso della prima udienza in tribunale la maestra ha raccontato di essere stata umiliata dalla dirigente e costretta a dare le dimissioni. Purtroppo, non è un fenomeno che si contiene facilmente perchè sul Web la condivisione è così facile, veloce e alla portata di tutti da diventare pericolosa e incontrollabile. La soluzione a questo problema non persiste solo nella censura di questi materiali pornografici non consensuali ma anche nella responsabilità che ogni individuo dovrebbe avere online.


Gaia Gasparini



Tra le correnti rischiose di Tik Tok


Tik Tok nasce in Cina nel 2016 sostituendo Musical.ly, nato due anni prima come piattaforma social con scopo educativo in cui adulti e ragazzi attraverso brevi video insegnavano e imparavano. Questo volto di Tik Tok non ebbe successo tant’è che l’anno dopo si rivolse ad un target diverso, puntando sugli adolescenti che iniziarono a produrre video di 15 massimo 60 secondi. La piattaforma si basa principalmente sul DOPPIAGGIO; vengono messi a disposizione migliaia di audio di canzoni e film su cui poter editare il proprio video. Oggi conta un miliardo e mezzo di utenti attivi con fasce di età variabili e nonostante l’età minima sia di 13 anni non tutti rispettano questo limite. Con la crescita esponenziale della popolarità della piattaforma vengono proposte diverse tipologie di video che le persone condividono mostrando le loro capacità affinché gli utenti che lo guardano mettano like. Vi sono utenti che dietro un nome fittizio regalano insulti nei commenti provocando crolli a livello emotivo e psicologico ai ragazzini che negli ultimi anni basano la propria vita sulle views, i like, i messaggi e il pensiero delle persone che li seguono.

Come essere popolari?

Sicuramente il metodo più utilizzato è quello di inventare cose mai viste, creare un proprio ‘trend’, vincere le challenge, mostrarle e far sì che la gente si senta sfidata a tal punto da provare a fare un nuovo record. È il caso di Antonella, bambina palermitana di 10 anni che ha partecipato alla BLACKOUT CHALLENGE per dimostrare di riuscire a mantenere a lungo il respiro stringendo con la cintura dell’accappatoio il collo e legando un’estremità al porta asciugamani. La situazione è degenerata provocando la morte; SHOCK per la community di Tik Tok che ha provveduto bloccando gli utenti minori di 13 anni perché ritenuti poco maturi come essi stessi dicono.‘ Tik Tok era il suo mondo ’, sono le parole del padre di Antonella che arrivano subito al lettore provocando ulteriore rabbia anche sui giovani e adulti che al contrario sono consapevoli di come la tecnologia possa essere un pericolo per i bambini che non sanno ancora come interfacciarsi con essa e del fatto che è compito del genitore stesso assicurarsi che il figlio la usi con la massima sicurezza.


Sara Biba




Parla l'esperta: "Dall'abbassamento dell’autostima al suicidio: ecco cosa rischiano i nostri ragazzi"


La forma di violenza giovanile più conosciuta è il bullismo (dall’ inglese bullying), con cui si intende una serie di comportamenti aggressivi, dalla sfumatura intenzionale sino all’involontaria, che i più giovani tendono a compiere nei confronti dei loro coetanei con lo scopo di umiliarli, danneggiando l’identità personale. Con un uso traviato della tecnologia, tale ingiuria è riuscita a catturare sempre più prede, perseguitandole con messaggi, immagini e video offensivi. Il bullismo prende quindi il nome di cyberbullismo. Questa violenza virtuale è una piaga sociale, una vera e propria emergenza. Il fine dell’intervista alla dottoressa V.A. mira a mettere in luce le ripercussioni psicologiche del cyberbullismo e le soluzioni per contrastare questo fenomeno.


Dottoressa potrebbe evidenziarci le principali caratteristiche del cyberbullismo, trattando anche del campo in cui si manifesta?


“Bullismo e cyberbullismo si differenziano per il loro campo d’azione, ciò vuol dire che mentre il bullismo si manifesta nella realtà quotidiana in modo concreto, il cyberbullismo si avvale di tecnologie di comunicazione e il perpetuatore compie l’atto dietro a uno schermo, come se si sentisse più protetto e contemporaneamente più potente. Nel bullismo “online” chi perpetua l’atto rimane nell’anonimato o si nasconde dietro a false identità digitali, inoltre le conseguenze non sono visibili nell’immediato, questo perché internet permette di diffondere il contenuto ad un numero elevato di persone provocando così la diffusione della responsabilità, che porta l’artefice e chi fruisce dei contenuti da lui diffusi a sentirsi meno responsabile del gesto, che quindi viene percepito come meno grave e dannoso rispetto ad una violenza diretta, nonostante ciò rimane un reato a tutti gli effetti ma per le caratteristiche sopra elencate è più difficile perseguire penalmente i responsabili.”



Quali sono le conseguenze più comuni che si manifestano nelle vittime?


“Le più comuni conseguenze a livello psicologico per le vittime di cyberbullismo sono sicuramente ansia, depressione, abbassamento dell’autostima, forti sentimenti di vergogna, senso di colpa e umiliazione; le vittime tendono di conseguenza a isolarsi ed evitare il sociale e nei casi più estremi il cyberbullismo può portare anche al suicidio. Le conseguenze emotive e comportamentali del bullismo online persistono nel tempo più a lungo rispetto alle conseguenze negative del bullismo tradizionale. Le persone già psicologicamente più deboli e che quindi manifestano problematiche di ansia, depressione o fobia sociale hanno una maggiore probabilità di essere soggetti a questo tipo di violenza, andando così ad aggravare ulteriormente la loro salute mentale.”


Che consiglio può dare a un genitore o all’insegnante stesso per riconoscere e aiutare una vittima di bullismo?


“Date le diverse conseguenze di cui ho parlato, il supporto psicologico diventa necessario: è fondamentale offrire loro uno spazio in cui non si sentano giudicati ma si sentano liberi di esprimere la loro sofferenza. L’intervento è bene che non si limiti solo alla psicoterapia ma che coinvolga anche le famiglie, insegnanti e i coetanei stessi. Personalmente consiglio di cercare di instaurare un dialogo con l’individuo più fragile, un dialogo che non sia forzato ma vero e genuino, in modo che la vittima non si senta obbligata a parlare. Il dialogo mira a “ristrutturare” l’identità danneggiata e a potenziare l’autostima, acquistando la consapevolezza di non essere inferiori a nessuno.”


Come lei contrasterebbe questa forma di violenza?


“Per prevenire ed intervenire in modo efficace sul fenomeno del cyberbullismo sarebbe opportuno educare sin dall’infanzia a relazionarsi in modo empatico con le persone e al rispetto di sé stessi e dell’altro. Porterebbero esiti positivi anche programmi di educazione socio-affettiva condotti nelle scuole, così come aiuti e consigli alle famiglie su come individuare il fenomeno. Naturalmente quanto più l’educazione è precoce, tanto è minore è il rischio di sviluppare comportamenti aggressivi o difficoltà relazionali di vario tipo.”


Sofia Varini