Giovani in Appennino: la storia di Alice e Jacopo, tra cultura alimentare e radici

I giovani gestori dell'azienda agricola Al Prato a Baiso fanno parte della comunità Slow Food dell'Appennino Reggiano


a cura di Laura Saracino


“Tutto è nato dalla volontà di mio marito di riattivare l'azienda del nonno” racconta Alice Franchini, “e adesso abbiamo un’azienda che funziona a pieno regime, siamo fornitori di latte per il Parmigiano Reggiano e i nostri prodotti ortofrutticoli vengono acquistati in tutta la provincia”. L’azienda Al Prato era chiusa da vent’anni prima che Alice Franchini e Jacopo Campani tornassero a riempire la stalla e riavviassero la produzione di latte. “Mi sono lanciata in questa avventura senza sapere nulla di mungitura o agricoltura, avevo appena completato un percorso di studi totalmente diverso. Nonostante ciò, ho deciso di mettermi alla prova e le soddisfazioni sono state enormi: dal raccolto fresco del piccolo orticello che avevamo all’inizio, oggi abbiamo una fornitura di ortaggi per tutto l’anno e produciamo prodotti lavorati che vendiamo al pubblico con consegna diretta”.


L’azienda agricola Al Prato, con sede a Baiso, è parte del circuito Comunità Slow Food dell’Appennino Reggiano, un insieme di aziende che hanno fatto propri i principi dello slow food: buono, pulito, giusto. L’iniziativa fondante di questa collaborazione è la creazione di nuovi mercati agricoli che rispecchino la biodiversità dell’Appennino, mettendo in contatto produttori e clienti in maniera diretta e semplice. I tre punti fermi costituiscono il regolamento delle aziende, tutte produttrici di prodotti diversi. “Abbiamo iniziato questa collaborazione due anni fa, non siamo ancora molto conosciuti ma stiamo crescendo” spiega Alice “L’anno scorso è stato molto particolare e non ha aiutato: siamo riusciti a fare veramente poco come attività ed occasioni per farci vedere. Di solito siamo sempre presenti a manifestazioni come la Magnalonga, o altre feste organizzate dai comuni”.


È fondamentale riuscire a costruire ed ampliare la rete dello Slow Food: si tratta prima di tutto di un progetto culturale, che non solo è in grado di fornire prodotti di alta qualità, ma allo stesso tempo valorizza l’Appennino e si prende cura dei territori locali. All’ideale si aggiunge anche un fattore pratico: in una realtà di aziende familiari, l’unione fa la forza. “Siamo tutte aziende piccole, limitate sia a livello di manodopera che di produzione e diversificazione di prodotti. Essere uniti e darci una mano a vicenda non solo dà visibilità al prodotto altrui, ma crea dei vantaggi per tutti” continua Alice “Ognuna delle nostre aziende ha i propri clienti affezionati, ma scambiandoci i prodotti con altre realtà riusciamo ad allargare il circuito, facendoci pubblicità e acquisendo nuovi clienti”.


È indubbiamente una sfida, ma le soddisfazioni sono immense. Ultimamente è più facile, le abitudini stanno cambiando e in particolare i giovani consumatori sono molto attenti alla provenienza di ciò che acquistano, soprattutto in campo alimentare. “Chi viene dalla città cerca il biologico e il km0, nonostante i costi più elevati, specialmente per i prodotti di aziende piccole” prosegue Alice “Noi di Al Prato riusciamo a contenere i costi occupandoci di ogni stadio della produzione, dalla coltivazione delle piantine al raccolto e alla lavorazione”. Autarchia produttiva e contatto diretto, le due soluzioni vincenti: “Il punto di forza è la fiducia che il cliente ripone in noi: siamo riusciti a coltivare un rapporto quasi personale con i singoli acquirenti, grazie alle consegne a domicilio che ci permettono di stabilire un contatto umano. In fondo siamo sempre noi a produrre, vendere e portare a casa la spesa” conclude Alice.


Ampliando sistemi come questo attivo nell’Appennino Reggiano si possono raggiungere molti obbiettivi, verosimili per un gruppo di aziende ma non alla portata di piccole realtà. Il circuito Slow Food rende possibile il sogno di molti giovani come Alice e Jacopo che hanno risposto alla vocazione di tornare alla terra e di valorizzarla per far sì che tutti possano goderne, trasmettendo le tradizioni culinarie e agricole locali.