Didattica a distanza: come faranno gli studenti delle professionali?

Aspiranti cuochi, tecnici metalmeccanici, odontotecnici: nessun piano per provvedere alle lacune di un Paese che continua a trascurare il comparto manifatturiero. Spetterà alle aziende fare da scuola di formazione ai diplomati


Articolo a cura di Amedeo Faino

MODENA - L’anno prossimo si celebrerà il centenario dell’Istituto Corni, una scuola che ha tenuto altissima la bandiera d’Emilia e d’Italia nel mondo primeggiando alle Olimpiadi del Lavoro. La prima scuola operaia d’Europa, istituto che ha visto una crescita esponenziale sotto la guida del preside Malagodi, dirigente scolastico del quale ampiamente si parla negli studi recenti della storica modenese Olimpia Nuzzi.

Come sapete da anni collaboro con diverse piccole aziende manifatturiere del territorio, imprese impegnate nel mondo della robotica, delle automazioni e della metalmeccanica.

Queste realtà, che rappresentano la colonna portante della nostra economia, lamentano una grave carenza di personale specializzato.

Mancano maestranze con abilità manuali e con un robusto bagaglio tecnico, nello specifico mancano assemblatori, disegnatori meccanici, saldatori e figure in grado di fare la differenza in sala di lavorazione.

Questo fenomeno viaggia di pari passo con l’imborghesimento delle scuole professionali, istituti sempre più spogli d’ore da passare in laboratorio.

Con la didattica a distanza il dibattito si è infuocato, tante le sfumature su ogni tipo di problema, non una parola dedicata a tutti quei ragazzi che frequentano una scuola fatta anche di laboratorio e che hanno la necessità di utilizzare strumenti e di confrontarsi in presenza col professionista che insegna a scuola.

Come faranno questi ragazzi ad esercitarsi non avendo a casa le strumentazioni e i materiali che occorrono al tecnico metalmeccanico, al cuoco o all’odontotecnico? Come faranno a recuperare queste lacune?

Non una parola, non una mezza idea.

A questo silenzio assordante s’aggiunge uno stato dell’arte da tragedia: laboratori senza macchine, obsoleti e privi di una qualsiasi utilità. Possibile che non ci siano soluzioni? Che nessuno si sia posto il problema? Qualcosa si farà, anche durante il periodo di didattica a distanza, si parla di lezioni alternate e di ore di laboratorio da recuperare, ma alla poesia manca il piano concreto.

Alla fine tutto peserà sulle spalle delle piccole e medie imprese, ancora una volta chiamate a fare la parte della scuola di formazione, spetterà alle aziende di Mancasale e di Modena Est insegnare il mestiere al diplomato, a patto che queste aziende saranno ancora in vita una volta conclusa la pandemia.

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