Decreto sostegni: dimenticato l'affitto

Confedilizia: "Il decreto “Sostegni” ha dimenticato del tutto la questione degli affitti, abitativi e commerciali e, più in generale, i problemi dei proprietari di immobili"


L’Associazione dei proprietari di case rileva, in particolare, l’assenza nel provvedimento del Governo del credito d’imposta per gli affitti commerciali: una misura che, pur se non perfetta, aveva dato prova di rappresentare un valido supporto per le attività economiche oggetto di restrizioni, intervenendo in modo concreto su uno dei loro costi fissi. Al minimo, ad avviso di Confedilizia, è necessario ripristinare il credito d’imposta per i primi quattro mesi del 2021, come attualmente previsto per le sole imprese turistiche.

Sempre in tema di locazioni non abitative, manca la soppressione di una regola – quella che impone la tassazione persino dei canoni non percepiti – la cui iniquità era palese già prima della crisi in atto, ma che da un anno a questa parte dimostra in modo ancora più eclatante la sua portata persecutoria.

In prospettiva, poi, gli affitti commerciali potranno avere qualche speranza di ripresa – secondo l’associazione dei proprietari – solo se saranno varate due riforme ormai ineludibili: la tassazione dei relativi redditi attraverso la cedolare secca, che per il comparto residenziale ha dimostrato di funzionare, e lo snellimento delle ipervincolistiche regole contrattuali (risalenti a oltre quarant’anni fa) che ingessano i rapporti in modo irreparabile.

Anche gli affitti abitativi necessitano di aiuto. Sul punto, paradossalmente, il decreto “Sostegni” peggiora una disposizione varata con la legge di bilancio. Limita infatti l’accesso ad un, limitatissimo, fondo solo ai contratti che erano in essere il 29 ottobre 2020. Si tratta – ad avviso di Confedilizia – di una misura che richiede ben maggiori risorse e un ambito di operatività più esteso.

Un problema, invece, comune sia agli affitti abitativi sia agli affitti commerciali, è quello del blocco degli sfratti, previsto fino al 30 giugno. Si tratta – secondo Confedilizia – di una misura, ripetuta, che ha messo in ginocchio migliaia di famiglie, private da oltre un anno della disponibilità dei loro beni, senza redditi, senza risarcimenti, costrette a pagare le spese di gestione e neppure esentate dall’Imu. In sede di conversione del decreto “Milleproroghe”, la maggioranza aveva chiesto di sbloccare il 31 marzo almeno gli sfratti relativi a morosità pre-Covid, che riguardano proprietari in attesa da anni di riavere il loro immobile. Il Governo, però, si è inspiegabilmente opposto. Occorre interrompere questo vero e proprio sopruso di Stato.

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