Confimi Industria: solo nella metalmeccanica oltre 6mila operai fermi


I possibili effetti negativi del Coronavirus sull’economia lombarda si inseriscono in un quadro tutt’altro che sereno: a fine 2019 erano 17.288 i lavoratori coinvolti cassa integrazione ordinaria, straordinaria e licenziamenti, in crescita del 79% rispetto allo stesso periodo del 2018. Aumentano anche le aziende coinvolte dalla crisi: 392, +4,5% rispetto al primo semestre 2019


Nel mercato globale le nostre pmi fanno sempre più fatica. Il centro studi di Confimi, analizzando le risposte del campione di riferimento, ha evidenziato che se un’azienda su tre non esporta, ce n’è 1 su 3 che esporta per oltre il 25% del proprio fatturato ma che tuttavia gli ordinativi dall’estero hanno subito nell’ultimo semestre del 2019 una forte battura di arresto, un segno “meno” superiore al 20%.   La fotografia del manifatturiero italiano conferma che siamo un paese per lo più metalmeccanico (48% delle imprese), con un fatturato fino ai 50 milioni di euro e un numero di dipendenti che, nell’85% dei casi, arriva fino a 50 addetti. Classificando le imprese italiane come “piccole”.   Nonostante l’importante flessione in termini di produzione e ordinativi, il 2019 si è chiuso con un segno “più” sia lato investimenti che per quel che riguarda l’occupazione, sulla quale però si apre un’importante questione: anche in questa congiunturale – come negli ultimi due anni –  gli imprenditori confermano la difficoltà per quasi 3 casi su 4 nel reperire figure professionali adeguate. Proprio per questo, oltre il 40% del campione dichiara che attiverà dei percorsi formativi per il proprio personale nella prima metà dell’anno. Sostanzialmente fermo il ricorso agli ammortizzatori sociali, anche se il 7% delle imprese ritiene che potrebbe farvi ricorso nella seconda parte dell’anno.

I nostri imprenditori guardano con prudenza al primo semestre del 2020. Un atteggiamento dovuto non solo allo stato di emergenza e confusione dettato dal coronavirus ma soprattutto dal rapporto con le banche: se da un lato infatti le aziende non segnalano richieste di riduzione o rientro degli affidamenti, dall’altro lato un’impresa su due assiste però all’aumento dei costi i fidi di cassa e per gli anticipi fatture.   Atteggiamento prudente anche a causa di una mancanza reale di marginalità dettata dalla forte concorrenza interna – ma anche internazionale – e da una costante incertezza normativa. E proprio sulla competitività hanno deciso di investire gli imprenditori manifatturieri andando a fare leva sulla formazione del personale, sul miglioramento dei processi produttivi, sugli strumenti informatico-digitali e sull’attività di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, interesse principale per le aziende guidate da imprenditori under40. Nessuna nuova invece tra le richieste di riforma strutturale, gli imprenditori hanno un loro podio da anni ormai: semplificazione burocratica e amministrativa; riduzione della tassazione sulle imprese; riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

Osservazioni presentate in occasione del tavolo di confronto con il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo                                                                                                      

Riportiamo di seguito le osservazioni di Confimi Industria volte a fronteggiare la situazione di pericolo per la tutela della salute delle persone e per la salvaguardia del sistema produttivo. Nello specifico la Confederazione della manifattura italiana ritiene fondamentale:

▪ Istituire tavoli di consultazione permanente con le forze sociali coinvolte. Siano essi Nazionali o Regionali, indicare canali privilegiati delle comunicazioni ufficiali di determine, ordinanze e/o simili anche per tramite delle Associazioni; ▪ indicare con precisione i comportamenti da adottare per i dipendenti coinvolti e per i restanti lavoratori delle singole Aziende; ▪ la concessione di ammortizzatori sociali (CIGO o CIGS) non computabile dal calcolo normalmente richiesto per i lavoratori/aziende coinvolte, sia per territorio (Comuni coinvolti ed accertati) che per contagio. Nei fatti il periodo previsto di “astensione dal lavoro” deve essere neutro e non a carico delle Aziende e dei lavoratori;

▪ evitare la consultazione Sindacale (prevista di norma in caso di Ammortizzatori) che allungherebbe i tempi, quindi procedere d’ufficio dopo ordinanza delle Autorità competenti (sindaco, governatore Prefetti ecc.);

▪ indicare con chiarezza chi è coinvolto da tale sospensione e il relativo obbligo di sospendere i lavoratori che rientrano da zone a rischio ed evidenziare il divieto di mandarli in missione in quelle zone (per cui evitare contenziosi);

▪ obbligo a evitare rapporti con soggetti territorialmente a rischio (per lo più fornitori – artigiani) e in quel caso favorire la Cig in deroga per le aziende artigiane coinvolte;

▪ sospendere ogni onere imponibile di natura fiscale-contributiva e previdenziale derivante dalla corretta applicazione delle norme ed indicazioni;

▪ intervenire sul sistema creditizio e dei fornitori per bloccare la decorrenza dei pagamenti per il periodo di mancata attività;

▪ incentivare l’utilizzo dei mezzi di protezione (mascherine/guanti ecc.) intervenendo con operazioni di calmierazione/blocco dei prezzi, evitando speculazioni e facilitando ipotesi di sicurezza;

▪ indicare come possibile l’attivazione dello smart working.

Crescita al collasso

Turismo, fiere specializzate, commercio, stabilimento industriali: l’esplosione del coronavirus sta minacciando i ritmi di crescita già deboli del sistema economico nazionale. Lo stesso commissario europeo con delega all’Economia, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che le ricadute «saranno pesanti» anche sul breve termine, complici i rischi di isolamento che aree come Lombardia, Veneto ed EmiliaRomagna: tre regioni capaci di incidere su circa il 40% del Pil nazionale.

Focus metalmeccanica: 6 mila operai fermi

Sono quasi 6.000 i lavoratori metalmeccanici lombardi coinvolti da fermi della produzione e riduzione d’orario a causa del Coronavirus. La maggior parte sono dipendenti di imprese della “zona rossa”, ma sono fortemente interessante anche le aziende industriali di Bergamo, Milano e Cremona. I possibili effetti negativi del Coronavirus sull’economia lombarda si inseriscono in un quadro tutt’altro che sereno: a fine 2019 erano 17.288 i lavoratori coinvolti cassa integrazione ordinaria, straordinaria e licenziamenti, in crescita del 79% rispetto allo stesso periodo del 2018. Aumentano anche le aziende coinvolte dalla crisi: 392, +4,5% rispetto al primo semestre 2019.

A partire da questo scenario Confimi Industria manifesta che: 

▪ Nel tentativo immediato e ovviamente comprensibile di contenere l’epidemia sono stati messi in secondo piano gli effetti sulla nostra economia che ora stanno emergendo pesantemente. Città ferme e imprese chiuse sono un danno tangibile. E l’idea di rimandare le tasse non sarebbe un reale aiuto per le imprese, andrebbero quindi annullate per tutte le imprese site nella zona rossa o che nella stessa zona sono clienti o fornitori unici di imprese site al di fuori dei confini di emergenza sanitaria;

▪ Si dovrebbe annullare il pagamento dell’IMU sui capannoni per l’anno 2020 per tutte quelle aziende che sono nella zona rossa e che quindi in questo momento hanno la produzione ferma;

▪ La maggior parte delle aziende segnala problemi legati ai trasporti e alla logistica in generale: si sottolinea il comportamento degli autisti stranieri impegnati sul nostro territorio che si rifiutano di effettuare consegne in aree limitrofe le zone rosse per paura di contagio o per la reale impossibilità di rientrare nei loro paesi di provenienza senza essere messi in quarantena. Sempre in riferimento alla logistica, si evidenzia la moltiplicazione delle certificazioni richiesta agli autisti relativa alla continuità di consegna, così come le richieste di continuità produttiva arrivano alle aziende, alle quali è arrivata perfino la richiesta di certificare il processo di sanificazioni delle merci che diversamente non sarebbero state ritirate;

▪ Si ritiene opportuna la compensazione immediata di tutti i crediti con la pubblica amministrazione con i debiti di qualsiasi natura, erario o contributi per le aziende in particolare PMI (saldo neutro per Stato e finanze pubbliche)

▪ È necessario un piano straordinario del credito alle imprese: far garantire al Medio credito centrale l’erogazione di fondi per 18 mesi fino a 150.000 euro – da restituire poi in unica rata a fine finanziamento con interessi – per garantire la liquidità in attesa di ordini fuori dai parametri europei di Basilea 3 e analisi di rating.

▪ La difficoltà dei referenti commerciali esteri nell’incontrare i partner economici per paura, da parte di quest’ultimi, di un contagio; ▪ In attesa del piano di rilancio del Made in Italy e della sua promozione sui mercati internazionali annunciato dal Governo, si chieda in Europa la possibilità di far ripartire i consumi interni, prevedendo la diminuzione temporanea dell’aliquota iva dal 22% al 19% e dal 10% all’8%;

▪ Si auspica la concreta possibilità di derogare al patto di stabilità così da avere le risorse necessarie per rilanciare i cantieri e le infrastrutture e al contempo di premiare questo momento di difficoltà – dovuto anche ad un blocco della PA – con uno snellimento dei processi per evitare di bloccare le opere per un eccesso di burocrazia;

▪ Pur riconoscendo la tempestività dell’istituzione dei tavoli di confronto avviati a livello centrale che regionale, si lamenta l’assenza di una cabina di regia. Assenza resa evidente dalla confusione creata da dichiarazioni e provvedimenti discordanti a livello nazionale e locale. Si chiedono quindi regole amministrative chiare per la gestione dell’emergenza sanitaria.

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