Confimi Industria in audizione sulla Manovra: intervenire sui fattori produttivi

“Inutile nasconderlo, le intenzioni sono buone ma se non si interviene sui fattori produttivi le misure in supporto delle imprese rischiano di finire nel vuoto” così Fabio Ramaioli, Direttore Generale di Confimi Industria in audizione sulla Legge di Bilancio di fronte alle Commissioni riunite di Camera e Senato


“Il rischio è quello di vanificare la robusta ripresa e quel +6% del Pil atteso a fine anno, e l’ostacolo si chiama costo dell’energia” fa presente Ramaioli “E non possiamo più parlare di aumenti quando ci troviamo di fronte a un +400% sull’energia elettrica e a +600% sul gas” sottolinea il DG di Confimi Industria “le imprese ora potrebbero avere problemi di sopravvivenza aggravate anche dalla difficoltà di approvvigionamento e costi delle materie prime, della mancanza di semilavorati e componenti elettroniche, dell’aumento dei noli dei container.


E negli ultimi anni la Confederazione ha sempre palesato come il costo dell’energia gravasse in modo preoccupante sulle attività delle nostre imprese a causa dell’eccessiva tassazione: rispetto al costo di importazione l’energia viene quadruplicata a valle per le imprese. Ostacolo che – è bene evidenziare - si scontra anche sul percorso della transizione energetica.


Per questo relativamente alla Legge di Bilancio, alla voce “il contenimento degli effetti dell'aumento dei prezzi nel settore elettrico e del gas” per prima cosa sarebbe già opportuno iniziare a prevedere uno stanziamento relativo non solo al primo trimestre 2022 e superiore ai 2 miliardi, attraverso l'abbattimento degli oneri generali di sistema.


Alta l’attenzione sul taglio al cuneo fiscale. “Considerate le risorse assegnate, 8 miliardi annui, riteniamo che i fondi debbano essere assegnati in via prioritaria alla riduzione dell’Irap partendo in particolare dall’introduzione della deducibilità piena e definitiva del costo del lavoro ai fini dell’IRAP ancora sulla parte mancante più che sul taglio dell’aliquota”.


Sul lavoro e ammortizzatori sociali “le aspettative erano alte e il percorso probabilmente non rispecchia quanto ci si poteva augurare, ” è il commento di esordio sul tema. Scendendo nel dettaglio il DG di Confimi ha spiegato che “Quello che ci auguravamo era l’adozione di un solo ammortizzatore sociale in costanza di rapporto, piuttosto che un ventaglio di strumenti diversi”.


Nel segnalare gli aspetti positivi, Confimi ha apprezzato: la fine della Cassa Integrazione in Deroga con la garanzia che i Fondi dovranno garantire una forma di integrazione salariale a tutti i datori di lavoro che occupino anche un solo dipendente, l’ampliamento considerevole della popolazione lavorativa coperta da ammortizzatori sociali “a regime”, l’assegna di integrazione salariale come strumento ordinario di intervento per i Fondi di Solidarietà Bilaterali di tutte le specie”. Aspetti negativi invece nel non avere previsto un intervento più corposo sulle integrazioni di base o ordinarie.


Sul versante del credito apprezzata la stabilizzazione L. 394/91 e il fondo perduto: bene quindi se la norma riesce a trovare un punto di equilibrio e non diventa un nuovo perenne “click day”.

Sul sistema fieristico richiesta maggiore dotazione per le fiere in presenza. Bene anche il rifinanziamento della Sabatini.


Sulle proroghe d’imposta di investimenti è stato fatto presente come le misure prevedano percentuali decrescenti anche se si è evidenziato che le proroghe sono concesse con largo anticipo e dovrebbero avere il pregio di incentivare gli investimenti nel brevissimo periodo.


“In termini di misure per l’accesso al credito la mappa dei tempi per la graduale uscita dalle misure straordinarie dedicate alle PMI lo scorso anno,– fa presenta Ramaioli alle Commissioni Bilancio e Finanze riunite – bisognerà capire se sia in linea con lo stato di salute delle imprese post-pandemia e con l’effettiva capacità/possibilità del sistema bancario di erogare credito, considerati gli scenari di cui si cominciano a intravedere alcuni sintomi come il rialzo dei tassi; le difficoltà nell’organizzare finanziariamente la ripresa dei pagamenti post-sospensione; le difficoltà di accesso al credito, dopo l’ondata di liquidità dei finanziamenti Covid che le banche hanno riversato sulle aziende perlopiù grazie alle garanzie statali”.


Tra le soluzioni proposte da Confimi Industria in grado di contribuire ad elevare l’autonomia finanziaria delle imprese la Confederazione ha segnalato l’importanza di avviare il baratto finanziario dei crediti risultati dalle fatture elettroniche, l’aumento del plafond generale su compensazioni orizzontali e rimborsi; la richiesta di aumento della soglia di esonero visto conformità compensazioni a tutela degli operatori più piccoli, la rimozione dell’eccezionalità della detrazione Iva fatture di fine anno, la proposta di introduzione del recupero dell’Iva sugli insoluti ordinari attraverso le note di variazione gestite in fatturazione elettronica B2B.


In ultimo, Fabio Ramaioli ha tenuto conto di due problematiche tanto attuali quanto relative a due comparti produttivi in particolare.

“Condivisibile il rinvio al 2023 della sugar e della plastic tax, tuttavia l’auspicio rimane quello di una prossima abrogazione”. “Assorimap, l’associazione riciclatori e rigeneratori materie plastiche aderente a noi associata - suggerisce per il prossimo triennio - di promuovere maggiore sensibilità nell’impiego di materiali riciclati (MPS) e quindi ai temi di sostenibilità ambientale”.


Relativamente al Bonus Edilizia e alle misure antifrode (dal D.L. 157 del 12/11/2021), “pur capendo i correttivi introdotti – fa notare Confimi - crediamo si corra il rischio, di comprimere l’operatività anche degli operatori onesti che operano su ristrutturazioni, ecobonus, bonus facciate, ridimensionando un ritrovato entusiasmo in un settore che notoriamente è trainante e che comunque sta affrontando nuove difficoltà dettate dal rincaro dei materiali e dalle difficoltà di approvvigionamento”. Per questo sono state avanzate proposte alternative all’introduzione dell’asseverazione di un tecnico sulla congruità delle spese a cui si aggiunge il visto di conformità, che rischia di diventare un ulteriore elemento burocratico frenante.