Confcooperative: l'impresa sportiva dimenticata dal Governo

La centrale cooperativa (cui fanno capo 19 imprese sportive con 1.350 soci, 300 dipendenti e oltre 10.000 utenti) chiede maggiori ristori, più risorse nel Recovery Plan e nuove politiche per il settore


“I 700 milioni previsti, oggi, come unico investimento nel settore sportivo e inseriti nel Recovery Plan italiano abbozzato dal Governo Conte per il piano impiantistica sport e periferie sono l’espressione più evidente della sottovalutazione del valore sociale ed economico di un comparto in cui in questi anni sono nate centinaia di nuove imprese con migliaia di lavoratori che non solo stanno pagando uno dei costi più alti alla pandemia, ma rischiano di vedere minata qualsiasi possibilità di ripresa e sviluppo”.

La dura valutazione viene da Confcooperative, che in questi anni ha registrato in terra reggiana una crescita delle cooperative sportive che, per entità, trova pochi riscontri in altre realtà del territorio nazionale.

“I ristori – sottolinea la centrale cooperativa, cui fanno capo 19 imprese sportive con 1.350 soci, quasi 300 dipendenti tra fissi e stagionali, un fatturato 2019 di 9 milioni di euro e un numero di utenti che supera le 10.000 unità - sono assolutamente insufficienti rispetto alla gravità delle perdite causate dalle forzate chiusure”.

“Apprezziamo – prosegue Confcooperative – l’impegno assunto dalla Regione per far giungere altri 3,5 milioni di sostegni a palestre, piscine e centri fitness, ma già a partire dalle misure attese sui ristori è necessario che le risorse per il settore vengano decisamente implementate e che tutte, in ogni caso, servano innanzitutto a soccorrere chi è maggiormente colpito dalla crisi, ma anche a valorizzare e a sostenere chi ha messo in atto rilevanti investimenti per nuovi progetti che guardano oltre la pandemia”.

“Non è di oggi la scoperta del valore fondamentale dell’attività sportiva a livello formativo, educativo e sul versante della prevenzione sanitaria; ora, però – sottolinea Confcooperative - siamo di fronte ad un settore che si è profondamente evoluto nella sua organizzazione e si configura anche come un moderno settore d’impresa che genera ricchezza, lavoro, investimenti, inclusione e benessere sociale che partono da progetti in cui confluiscono diverse e nuove professionalità”.

“Proprio per queste ragioni – conclude Confcooperative – occorrono subito misure più robuste a tutela di questo patrimonio messo in grande misura a rischio dalla pandemia e, contemporaneamente, nuove politiche che riconoscano ed intervengano sul valore economico e sociale dello sport, affermando una cultura che è, insieme, cultura della salute e cultura d’impresa, peraltro generativa anche di nuove politiche di welfare”.