Autotrasporto, Franchini "Geotrans, strappata alla mafia e ora lasciata nel limbo"

Cinzia Franchini, portavoce di Ruote Libere, fu una delle protagoniste del salvataggio della azienda di trasporti catanese Geotrans, prima allontanando l'azienda dalla associazione di cui era presidente poi riassociandola una volta uscita dal circuito della illegalità


"Se non si chiude a causa della mafia incredibilmente si corre il rischio di farlo per le lungaggini burocratiche dell'Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati. Tutto questo ha dell'incredibile! La tante belle parole ancora una volta si perdono davanti alla realtà dei fatti. Dopo aver vinto una battaglia durissima contro le resistenze del clan mafioso Ercolano, dopo essere sopravvissuta alla confisca grazie a un grande lavoro di squadra, dopo essere divenuta azienda-simbolo della legalità nel mondo dell'autotrasporto e della logistica, la Geotrans di Catania rischia ora di dover alzare le mani davanti alle lungaggini della burocrazia. Ad oltre un anno di distanza dalla richiesta, infatti, l'Agenzia non ha ancora ceduto i beni dell'azienda alla neo cooperativa costituita dai dipendenti della stessa Geotrans. Insomma siamo arrivati alla paradossale situazione che lo schiaffo che la sopravvivenza di Geotrans ha rappresentato per il clan mafioso Ercolano venga drammaticamente restituito ai lavoratori stessi non dalla mafia, ma dallo Stato". A parlare è la portavoce di Ruote Libere, Cinzia Franchini.

Cinzia Franchini fu una delle protagoniste del salvataggio della azienda di trasporti catanese Geotrans, prima allontanando l'azienda dalla associazione di cui era presidente poi riassociandola una volta uscita dal circuito della illegalità e - soprattutto - aiutando l'amministratore giudiziario Luciano Modica a trovare un importante cliente in Emilia Romagna, Coop Alleanza 3.0, che consentisse di arginare la perdita di clienti legata alle pressioni del clan.

"Il salvataggio di Geotrans è stata una vittoria di tutti coloro che credono che fare impresa in modo legale, uscendo per sempre dal sistema mafioso, sia possibile e vantaggioso - afferma Cinzia Franchini -. Una vittoria che è divenuta un modello eccezionale per tante altre realtà. Sia perché sappiamo bene quanto i tentacoli delle criminalità organizzata siano interessati al mondo dell'autotrasporto e della logistica, sia perché i dati purtroppo ci dicono che molto raramente le imprese confiscate sopravvivono una volta strappate alle mafie, addirittura il 90% sono destinate alla chiusura.

Davanti a questa eccezionalità rappresentata da Geotrans, il mondo dell'autotrasporto, ma più in generale il mondo economico italiano, non può permettersi di gettare tutto alle ortiche per quello che appare un problema di burocrazia. L'Agenzia per i beni confiscati pare si sia presa tempo (oltre un anno!) per fare le verifiche del caso, ma ancora nulla si è saputo su questi "ulteriori accertamenti". Lo stesso presidente della Commissione Antimafia dell'ARS, Claudio Fava, nei giorni scorsi ha scritto al prefetto Corda, direttore dell'ANBSC, auspicando un intervento risolutorio da parte dell'Agenzia.

A questo punto occorre sbloccare la situazione: senza la cessione dei beni alla cooperativa il piano industriale resta al palo e con esso le commesse in arrivo ma anche le sovvenzioni previste. Ne va del futuro professionale dei dipendenti che si sono uniti nella coop investendo loro risorse credendo nel progetto di legalità dimostrato in questi anni e ne va più in generale della credibilità dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata".