Appennino: quale futuro dopo il virus?


Pubblichiamo la lettera di Graziano Rossi, consulente Lapam e consigliere comunale a Polinago. L’appello: “Non facciamo morire le nostre zone ma aiutiamo a tenerle in vita”


APPENNINO – In questo periodo mi sono ritrovato a fare i conti con questo maledetto virus che purtroppo sta colpendo duramente tutte le famiglie italiane e non. Questa quarantena ci ha messo davanti uno stop al quale proprio non eravamo pronti. Prima di questo dramma, la vita frenetica ogni giorno ci proponeva nuovi obbiettivi raggiungere e nuove sfide da vincere ma forse, in questo modo si perdevano di vista le cose importanti. Non so se ci sia una ragione scritta nelle stelle per tutto ciò ma probabilmente il mondo aveva bisogno di una pausa. Davanti a tanto dolore è difficile essere lucidi o trovare una spiegazione ragionevole. Tutto è cambiato. Ci siamo tutti isolati, allontanati da tutto e da tutti, stiamo soffrendo in silenzio, sperando che tutto passi, tante notti insonni con la testa presa da mille pensieri, con la paura di fare la spesa, di andare al lavoro. L’unica cosa che posso sperare è che presto si veda una luce infondo al tunnel. In questi giorni ho pensato tanto alla nostra montagna, alle nostre zone dove il virus è arrivato silenzioso ma altrettanto crudele e inarrestabile e si è portato via in un soffio vite di persone conosciute, amate, stimate. La montagna non è stata risparmiata dal virus. Forse il rumore delle sirene si sente meno perché siamo pochi rimasti ma il dolore è altrettanto lacerante. Vorrei dire forte e chiaro, e mi rivolgo al virus direttamente, se mai potesse sentire, che è arrivato da noi e ha stravolto tutto. Ma sicuramente il ricordo dei nostri cari mai e poi mai verrà cancellato dai nostri cuori finché vivremo. Quando tutto sarà finito cammineremo a testa alta e ci prenderemo del tempo per elaborare i nostri lutti, il nostro dolore. Perché ora ci ha tolto anche la possibilità di stare vicino ai nostri cari ammalati, ci ha tolto la possibilità di piangerli, di dargli una dignitosa sepoltura, ma arriverà il giorno che tutto questo finirà e ce la faremo, ci leccheremo le nostre ferite e andremo avanti. Mi faccio e vi faccio un augurio, o meglio, una speranza che tutto questo presto diventi un solo lontano e orrendo ricordo. Spero che le zone di montagna vengano riconsiderate luoghi sicuri e meravigliosi dove vivere e tornare a vivere, perché no. Chissà che da questa orrenda e difficile esperienza di vita ne esca anche qualcosa di buono. Non davamo importanza a molte cose, ma ora ci siamo accorti che non è poi così male uscire, camminare, passeggiare all’aria aperta, stare con la famiglia. Mai come ora si riesce a vedere quanto sia importante il lavoro del piccolo negoziante di paese, dell’artigiano nella sua piccola bottega. In questi giorni tantissime persone si sono adoperate per aiutare i compaesani ammalati, lontani o costretti a restare a casa in quarantena portando la spesa e i beni di prima necessità direttamente nelle loro case. Credo che la montagna e le sue bellezze abbiano regalato a tutti quanti, compresi i bambini che anche nel loro piccolo mondo stanno soffrendo, un momento di spensieratezza in più in questa lotta. Soli nel giardino di casa, la paura del contagio è stata dimenticata anche se solo per un attimo. E poi mi sembra che con lo smart working non sia andata poi così male. Ha permesso alle persone di stare insieme, di poter lavorare da casa conciliando le esigenze casa-famiglia-lavoro in maniera tranquilla e sicura. Quindi passata questa tempesta, ricordiamo di incentivare la nostra amata montagna, ricordiamo di aggiustare le strade, ricordiamo di aiutare le ditte e i piccoli negozi, ricordiamoci di sistemare la connessione internet fondamentale per le ditte e per i privati che potrebbero anche lavorare da casa, ricordiamoci di finanziare gli ospedali, le scuole, le strutture per anziani. Non facciamo morire le nostre zone ma aiutiamo a ripopolarle, affinché il ricordo degli anziani, di chi popolava tanto tempo fa questi paesi, non muoia con loro. Da questa profonda crisi facciamo rinascere la montagna e tutte le sue bellezze, come un’opportunità per rimediare a tanti errori commessi fino ad ora. Tuttavia. niente di buono verrà automaticamente se lasciamo che le cose tornino come prima e se non impariamo dagli errori che hanno portato a vuotare le case dei piccoli comuni e ad allontanare tutti i giovani. Cambiamenti, nuove idee, più sostegni, più finanziamenti, meno tasse, interventi mirati a tagliare la burocrazia che soffoca le piccole imprese e i piccoli negozi di paese, per ritrovare un equilibrio nuovo tra città e montagna, perché la desolazione non regni mai nelle nostre case e nei nostri cuori. Solo se programmiamo interventi mirati e tagliamo la burocrazia che sempre ci perseguita potremmo farci trovare pronti per un vero rilancio della montagna. L’economia italiana in generale sta subendo un duro colpo in questi mesi di parziale chiusura e se non agiamo in fretta.

Graziano Rossi,

Consigliere Comunale Polinago

Consulente Lapam

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