Appennino, la terra dimenticata che nessuno difende


Graziano Rossi, consigliere comunale di Polinago: “La politica deve fare di più, vivere e fare impresa in montagna è da eroi. Siamo alle prese con lo spopolamento e con infrastrutture del dopoguerra”

Il panorama che si prospetta ai nostri occhi è evidente per tutti o almeno così dovrebbe essere.

La “montagna” è stata abbandonata, non solo da chi ci abitava, ma soprattutto dalle forze politiche; da chi avrebbe dovuto valorizzare il nostro territorio.

Gli unici ad opporsi a questo spopolamento sono i cosiddetti “montanari”, che cercano di resistere proprio perché sono persone legate alla terra in modo passionale e ci credono, ci credono per davvero.

Si alzano al mattino presto e sperano che le cose vadano meglio: un nuovo giorno, una nuova speranza.

Le famiglie residenti nei paesini di montagna si trovano ad affrontare tante difficoltà legate alla mancanza di servizi, come spostarsi per chilometri anche per piccole e ordinarie commissioni, come comprare il pane o andare in farmacia.

Per non parlare poi degli anziani o delle persone inferme che sono impossibilitate a muoversi.

La qualità della vita, la mancanza di servizi e la mancanza di posti di lavoro, nelle nostre zone di montagna ha costretto tantissimi giovani a spostarsi nelle città per poter pensare ad un futuro.

È arrivato il momento di cominciare a queste persone, per donare loro un futuro non per forza sradicato dai loro paesi d’origine.

Chi desidera aprire un’attività o ne gestisce una nelle zone di montagna non dovrebbe essere considerato un incosciente perché a tutti si dovrebbe dare la possibilità di scegliere dove investire i propri averi e il proprio potenziale.

Purtroppo la burocrazia opprimente, l’assenza di sgravi fiscali regionali (IRAP) e statali costringono le persone ad abbandonare le proprie attività di famiglia per investire altrove.

Tutto ciò comporta un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita di tutti gli abitanti del luogo montano.

Mi piacerebbe vedere le forze politiche battersi per tutti i cittadini.

Visto che i doveri sono uguali per tutti, mi sembra giusto e onesto che anche i diritti siano uguali e vengano garantiti a tutti.

Dai dati Istat dell’ultimo decennio nelle zone di montagna si legge un calo demografico della popolazione, a volte drastico.

I paesi dell’Appennino vengono lasciati soli, abbandonati dalle istituzioni impegnate ad occuparsi delle problematiche dei centri più grandi.

I pochi imprenditori locali sono costretti a delocalizzare le proprie ditte in pianura, creando un aumento di disoccupazione lavorativa o costringendo i lavoratori ad orari e spostamenti proibitivi.

La montagna è un territorio pieno di storia, di valori e di tradizioni, per questo risulta triste cancellare anni di sacrifici e di cultura a favore di un progresso mirato solo a favorire le grandi imprese e le grandi città.

Il mio appello è quindi di non pensare, per una volta, ai voti, ma alle persone.

Investiamo nell’Appennino, nei servizi basilari come viabilità, elettricità, scuole sicure e ospedali, per aiutare chi è in difficoltà e chi abita in zone isolate.

Ad esempio: per le aziende del territorio la mancanza di allacciamento della linea fibra risulta essere uno scoglio nella riuscita della crescita aziendale, in quanto non riescono a stare al passo con i tempi.

Inoltre i problemi alle linee Wifi che non consentono neanche i pagamenti POS in alcune attività, o i blackout che durano a volte anche diversi giorni con tutti i danni che causano ad imprese, aziende agricoli e cittadini.

Per i cittadini anziani anche il solo andare a fare benzina all’auto comporta il dover affrontare vari chilometri di strada.

Senza considerare i tagli alla sanità come il Punto nascite a Pavullo, che costringe donne a partorire a tantissimi chilometri di distanza dalla loro residenza.

Alle persone anziane spesso viene “chiesto” di trasferirsi altrove, lasciando i propri averi e affetti, la propria casa, perché la non curanza delle strade comporta la creazione di percorsi impossibili da percorrere con qualsiasi mezzo.

Per molti anni abbiamo avuto aziende, ospedali e scuole fiori all’occhiello per la qualità di servizi, prodotti e attenzione e cura alle persone.

Ma più si va avanti e più si sta cercando di dequalificare la montagna, concentrando tutto in pianura.

A sostegno di quanto detto, posso citare personalmente alcuni storici locali montani e sale da ballo che hanno chiuso la serranda come “Il Nido” a Casa Storto (Gombola), il Vanity disco-pub a Polinago il ristorante “La Busa” sempre a Polinago: luoghi di ritrovo, buon cibo e divertimento per tutti.

Gli esempi si sprecano!

Dobbiamo pensare che i bar o le piccole botteghe dei paesi di montagna sono luoghi di ritrovo e di condivisione importantissimi per le persone locali. Hanno un potere sociale straordinario, che se estinto rischia davvero di veder perire lo spirito del luogo.

L’artigianato è un altro di quei settori sulla via dell’estinzione, che però racchiude un patrimonio di cultura e sapere inenarrabile.

RIQUALIFICARE E VALORIZZARE LE POTENZIALITÀ DELLA MONTAGNA PORTEREBBE MAGGIOR TURISMO E DI CONSEGUENZA UN RITORNO ECONOMICO PER TUTTI.

Diciamo “NO” allo spopolamento forzato delle nostre montagne e uniamoci per dare voce a tutti questi paesi che lottano ogni giorno contro mille difficoltà.

Difendiamo quello che è di diritto di ogni cittadino: la libertà di scelta.

La libertà di scegliere dove vivere, dove lavorare, dove crescere i propri figli e il diritto a lasciare un’eredità.

L’appennino ha bisogno di fatti concreti non di parole.

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