Antonella Carani, la regina della metalmeccanica modenese


L’imprenditrice: “Ho oltre 40 anni di esperienza alle spalle ma affronto ogni giorno con lo stesso entusiasmo di una volta”

Una storia da ascoltare e raccontare, quella di Antonella Carani, la solare imprenditrice alla guida di CME srl. L’abbiamo intervistata per scoprire il segreto del suo successo.

Buongiorno Antonella, parlaci di CME

CME srl è un po’ come una fenice: nasce dalle ceneri della “vecchia” azienda in cui ero socia, chiusa nel 2013 per vari motivi. Io, insieme a Francesco Peluso (ingegnere tecnico-progettuale) e Damiano Cordani (direttore commerciale estero) abbiamo deciso di raccoglierne l’eredità e fondare CME. Siamo quindi ancora “giovani”, ma alle spalle abbiamo tantissimi anni di esperienza, oltre 40.

Di cosa vi occupate?

Lavoriamo nel settore edile e produciamo macchine per la lavorazione degli inerti. I nostri impianti estraggono la materia prima direttamente dalla cava, in seguito noi li lavoriamo per poi metterli sul mercato come prodotti finiti utili alla creazione di calcestruzzo e asfalti.

In generale quindi ci occupiamo di frantumazione, selezione, trasporto e lavaggio dei materiali di cava e miniera. Siamo alla base della filiera edilizia.

Come descriveresti il mercato in questo momento?

La definizione più calzante purtroppo è “stagnante”. Questo è uno dei motivi per cui da qualche tempo a questa parte abbiamo deciso di offrire ai nostri clienti un servizio in più, dedicato alla manutenzione dei macchinari già esistenti. Abbiamo fatto di necessità virtù!

Il tuo settore, quello manifatturiero, deve affrontare sfide ogni giorno. Vuoi raccontarcele?

Non è un segreto: l’Italia ha profondi problemi su diversi fronti. Se dovessi scegliere i primi temi da affrontare comincerei sicuramente dal fatto che in Italia non esiste una politica rivolta alle grandi opere.

Purtroppo devo ammettere che all’estero si trovano situazioni molto più vive, mentre qui la burocrazia solitamente blocca grossi progetti per anni. Questo rallenta notevolmente l’edilizia e tutti i settori annessi, compreso il mio.

L’altro problema che mi sento di sollevare è la scarsissima reperibilità di manodopera specializzata. Non esiste solo l’industria 4.0, che badate io sostengo completamente. Dobbiamo insegnare ai giovani i mestieri. Tutti quei lavori legati alla manifattura, ancora estremamente importante.

I posti di lavoro ci sono, è il personale specializzato che manca. Questo è un grandissimo peccato.

Come si può smuovere questa situazione critica?

Per cominciare ad affrontare i tanti problemi bisognerebbe innanzitutto aprire un dialogo propositivo e volto al confronto tra imprenditori, associazioni di categoria e istituzioni, ma ovviamente non è facile.

Io credo da sempre nel concetto di rete d’impresa: se le aziende cominciassero seriamente a creare un fronte comune e ad aiutarsi a vicenda, il mercato crescerebbe e avremmo tutti una voce molto più forte di fronte alle istituzioni. Ma purtroppo tanti imprenditori non sono ancora pronti ad affrontare questo argomento. Dovremmo cominciare a pensare a come affronteremo il futuro, piuttosto che focalizzarci esclusivamente sul fatturare adesso.

In quanto imprenditrice donna in un settore marcatamente maschile (sia come imprenditori che come personale) devi averne affrontate di sfide…

Tante, soprattutto da giovane. Ho dovuto insegnare ai miei pari come dovevano trattarmi, pretendere il loro rispetto, che fortunatamente oggi mi danno senza alcuna remora. Ho sempre avuto un carattere forte e deciso, che non mi ha mai permesso di adagiarmi sugli allori. Ho preferito combattere e ritagliarmi un ruolo all’interno di questo mercato piuttosto che scegliere soluzioni più “comode” che mi sono state offerte. Ma d’altronde l’ho fatto per passione, una cosa che nella vita non può mai mancare. Ancora oggi, dopo tanti anni, affronto ogni giorno come se fosse il primo: con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di lasciare il segno.

A cura di Barbara Rosi


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