Al nuovo PD interessano ancora i lavoratori e i ceti produttivi?

Dal sindaco Gori al governatore Bonaccini, una questione centrale che rischia di omettere il partito dalle cosidette locomotive del Paese


di Amedeo Faino


I taralli pugliesi donati da Don Emiliano alle giovani coppie, la festa dell'unità (in minuscolo perché c'è l'unità ma manca l'amalgama) annunciata a Modena dall'odontotecnico che guida il partito, la fuoriuscita di Bersani e Renzi, considerati futuro e passato, i migranti e gli statali, i banchi con le rotelle e i bonus per sfrecciare col monopattino.

Nel Partito Democratico certo non mancano dirigenti di spessore ed ottimi amministratori, in particolare nei piccoli comuni emiliani, tante personalità che stimo e che seguo da tempo, ma a quanto pare, nonostante ciò, si parla di tutto con fervore tranne che dei ceti produttivi, degli artigiani, delle malmenate partite iva.

Non si parla nemmeno dei "nuovi proletari" e delle nuove classi operaie, ovvero di quei lavoratori che non appartengono più al manifatturiero ma che operano nell'angusta palude che si trova nel sottobosco della nuova economia: chi scende in campo a difesa dei corrieri che fanno funzionare i colossi del web? Chi si occupa di quei disgraziati che consegnano panini in bicicletta per pochi spiccioli e nessuna garanzia? Chi tutela quei ragazzi asiatici che, su delle biciclette graziella, consegnano volantini con offerte sensazionali di supermercati e cooperative di consumo?

La sinistra che non c'è, chiude gli occhi e preferisce parlare di tutto tranne che di lavoro, troppo facile scagliarsi contro l'universo della piccola imprenditoria e tralasciare la dittatura assoluta dei padroni del browser.

Chiaro che la questione esiste, e nonostante la deformazione sterile verso i pentastellati anche il PD conserva mani che alle volte sanno suonare le campane, peccato che il campanile sia sempre troppo lontano da Roma.

Al PD interessano solo gli statali, chi percepisce il reddito di cittadinanza e i migranti? Chi tutela il tessuto imprenditoriale e i lavoratori del 2020? Questa volta, a suonare le campane, è il sindaco piddino Gori della laboriosa città di Bergamo, che ha sollevato la questione all'interno del partito, tema evidenziato anche da Bonaccini, governatore che conosce la via Emilia e che ha ben presente come funzionino le cose ai Torrazzi e a Mancasale.

Questo, a mio avviso, è il tema centrale, argomento chiave per continuare a raccogliere consensi nelle roccaforti del centro-nord, laddove la sinistra è sindacato, associazionismo e industria e non solo festival del cinema e spot.

Se il PD lascerà il Nord alla concorrenza, ecco allora che si pianificherà una delocalizzazione del consenso, con un partito che punterà al sud e al bacino di voti dei cinque stelle, perdendo così la sua naturale collocazione storica.

Il danno potrebbe risultare letale se, nel frattempo, piovesse dal cielo una destra europeista capace di rivolgersi a tutti quei soggetti che non trovano più interlocutori all'interno di questa ennesima metamorfosi di una sinistra che assomiglia sempre di più ad una democrazia cristiana radical chic.

Uniti contro Salvini basterà a salvare la piazza? Perché figure di spicco che hanno dimostrato di saper amministrare restano ai margini del PD?

Masochismo che rischia di lasciare praterie a Calenda e derivati.

Più che del rottamatore ora serve un manutentore capace di oliare la locomotiva del Paese, perché i vagoni iniziano a pesare e il carbone è oramai merce rara.

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