Acconto Imu: Il Comune di Modena segua l’esempio di Carpi e Sassuolo


L’appello di alcuni imprenditori metalmeccanici al sindaco Muzzarelli: “La crisi economica e la pressione fiscale ci stanno mettendo a dura prova: non dimenticatevi dei nostri quartieri artigiani”. Intervista ad Antonella Carani, Massimo Canova ed Enrico Malagoli


MODENA – Quotidianamente la politica, ed i suoi più alti interlocutori, arricchiscono i loro discorsi con parole a noi molto care: manifatturiero, piccola e media impresa, lavoro. Solo parole? L’emiliano non ama la teoria, predilige la pratica, in azienda come nell’arte dell’eloquio è bene essere concreti e diretti, specialmente quando ti ritrovi faccia a faccia con uno dei tanti imprenditori di Modena Est.

Questa volta a scriverci è un gruppo di aziende metalmeccaniche, piccole imprese che da anni garantiscono posti di lavoro a decine di famiglie. Al centro del malessere la riluttanza del Comune di Modena a rinviare il pagamento dell’Imu sugli immobili ad uso industriale.

“In questo momento siamo alle prese con una grave situazione economica che sta mettendo a dura prova tutto il tessuto imprenditoriale modenese, oggi abbiamo bisogno di tempo e di ossigeno per riorganizzarci, per fare la conta dei danni e per ripartire in sicurezza, senza perdere nessuno per strada” così Massimo Canova della Canova&Clo, azienda che si occupa di taglio laser e di lavorazioni metalliche, una delle tante piccole e medie imprese dei nostri quartieri artigiani. All’unisono Enrico Malagoli della Malagoli Aldebrando: “Abbiamo letto sulla Gazzetta di Modena dello slittamento dell’acconto Imu in diversi comuni. Perché anche a Modena non è possibile ricevere questo piccolo aiuto? Cosa abbiamo fatto di male? A Sassuolo la giunta ha approvato lo slittamento a settembre mentre anche a Carpi le imprese hanno visto concretizzarsi questo importante provvedimento. Come mai a Modena no?”

Ad Enrico Malagoli e a Massimo Canova si è aggiunta Antonella Carani, imprenditrice a capo di Cme, azienda che opera nel settore degli impianti minerari e dell’edilizia: “Evidentemente la piccola e media impresa non è destinata a sopravvivere, senza segnali positivi da parte di chi amministra siamo destinati ad indebolirci e a chiudere i battenti. La crisi economica e la pressione fiscale ci stanno mettendo a dura prova: ora ci serve una mano, anche qualche mese di respiro può fare la differenza”

In ultimo i tre imprenditori hanno chiesto maggiore impegno alle associazioni datoriali: “Sono diversi i comuni che hanno ottenuto questo rinvio del pagamento Imu, non solo Carpi e Sassuolo ma anche Mirandola, Vignola, Castelfranco e Spilamberto. Chi rappresenta le piccole e medie imprese deve farsi valere e deve difenderci, è una situazione grave ed anomala e tocca a loro organizzare un tavolo di lavoro, in ogni caso ci farebbe molto piacere incontrare il Sindaco per parlarne personalmente con lui”.

PER SAPERNE DI PIU’ – L’IMU IN NUMERI

Alcuni dati forniti da Annamaria Terenziani, presidente di Confedilizia

Il gettito annuale dell’IMU è pari a circa 22 miliardi di euro. Entro il 16 luglio deve essere versata la metà dell’importo dovuto.

Nel 2020, considerando anche la seconda rata da pagare il 16 dicembre, il peso della patrimoniale sugli immobili raggiungerà – dal 2012, anno della sua istituzione con la manovra Monti – la cifra di 205 miliardi di euro.

L’IMU è dovuta persino per gli immobili inagibili e inabitabili, sia pure con base imponibile ridotta alla metà. Eliminare – simbolicamente – questa forma di tassazione particolarmente odiosa costerebbe solo 57 milioni di euro.

Tra il 2011 e il 2018 (ultimi dati disponibili), gli immobili ridotti alla condizione di ruderi (c.d. immobili collabenti) sono raddoppiati, passando da 278.121 a 548.148 (+ 97 per cento). Si tratta di immobili, appartenenti per il 90% a persone fisiche, che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, per effetto di atti concreti dei proprietari finalizzati ad evitare almeno il pagamento dell’IMU.

Secondo l’Istat, tra il 2010 e il 2019 i prezzi delle case sono diminuiti di quasi il 25 per cento, unica eccezione nell’ambito dei Paesi europei, tutti con prezzi in crescita. Peraltro, in molte zone d’Italia si registrano diminuzioni superiori e non si contano i casi di valori azzerati per effetto dell’assenza di acquirenti. Si tratta di una contrazione del risparmio privato stimabile in almeno 1.300 miliardi di euro.

Se si tiene in considerazione la caduta dei prezzi stimata dall’Istat, può affermarsi che si sia creato un gettito occulto – dovuto alla mancata rivalutazione (al ribasso) della base imponibile dell’IMU – pari ad oltre 48 miliardi di euro nel periodo 2012-2020. Una riduzione del 30 per cento dell’IMU porterebbe a recuperare una somma quasi equivalente al gettito occulto annuale dell’imposta.

In occasione dell’ultima manovra, Confedilizia aveva proposto di iniziare a eliminare l’IMU – come primo segnale di attenzione – nei soli Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, che sono sovente borghi abbandonati in cui gli immobili rappresentano meri costi. L’onere sarebbe di appena 850 milioni di euro.

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